Suonare News 0 1997
 

L'ospizio delle arti
di Vincenzo Raffaele Segreto

Un grande cartello accoglie chi giunge a Parma dall’Autostrada del Sole, appena superata la barriera del casello d’uscita: “Parma, città della musica”. Messaggio augurale e pubblicitario sorto sotto l’euforia delle manifestazioni verdiane, culminate all’inizio di questa decade, e lì rimasto anche dopo il malinconico esaurirsi delle poche e sfortunate edizioni di un Verdi Festival dalle molte potenzialità e dalle altrettante delusioni. Anche al viaggiatore meno musicalmente attento ritorna alla memoria quel detto che Parma, oltre che per la buona cucina, è famosa “anche” per la sua tradizione musicale. «Parma, la patria di Verdi!», esclamerà subito dopo il nostro ipotetico automobilista, concludendo magari, per rimanere in tema mangereccio, che «La musica di Verdi è come il maiale, non si butta via niente». Soddisfatto così della propria memoria si sarà magari intanto accorto che gli è venuto un certo languorino: da soddisfare però con una dolce fetta di prosciutto ed uno spumeggiante calice di lambrusco, e non andando ad un concerto. Perché purtroppo se moltissimi sono quelli che vengono a Parma per gustarne la cucina, tanti, tanti meno sono quelli che la scelgono come meta musicale: eppure in questo campo la sua fama è almeno altrettanto grande. Una triade regge infatti musicalmente Parma, o meglio, una trinità: Verdi, Toscanini, il Teatro Regio. Anzi, lo stesso poeta che equiparò Verdi al maiale aggiunse un’altra perla alla sua collezione: «Verdi è Dio e Toscanini è il suo profeta»; dal che deriva naturalmente che il luogo di culto è poi il Regio. Scherziamo pure su questa tradizione divenuta folklore: questa successione di luoghi e nomi (che nulla ha di proustiano, nonostante Parma sia la “città color malva” del narratore) affonda in una storia millenaria, ricca, densa, attivissima, pullulante di vita. Se tutti conoscono Verdi e Toscanini, se tutti o quasi hanno sentito parlare del Teatro Regio, anche se solo per la leggendaria cattiveria del suo loggione, a questi nomi e luoghi la cronaca di oggi deve aggiungere altri nomi, altri luoghi: tra questi, con una sua storia e una sua realtà, il Conservatorio “Arrigo Boito”. Una storia, quella della didattica musicale parmigiana, che ha le sue radici in quel celeberrimo studium parmense che già dall’Anno mille era famoso nel mondo di allora. Continuata con varie vicissitudini nel corso dei secoli, la prima vera scuola di musica ufficialmente istituita, quella che poi diverrà l’attuale Conservatorio, la troviamo a metà del ’700, sotto i Borbone. Una scuola per cantanti, ovviamente, ma che nel corso degli anni si allarga sino a che, e siamo nei primi decenni dell’800, Maria Luigia ne allarga sensibilmente i confini. Questo Ospizio delle Arti sopravvive alle beneamata duchessa, nell’età unitaria dell’Italia di allora come Regia Scuola di Musica e poi come Regio Conservatorio di Musica, continuando sino ad oggi negli stessi bellissimi, storici chiostri («ma ci servono altre aule!» ci dice il direttore) del Convento del Carmine, sul Lungoparma. Tra Otto e Novecento si succedono direttori, e studenti, famosi: tra i primi, Giusto Severo Pertinace Dacci (un nome che è tutto un programma) che qualcuno ricorda per aver magari studiato sul suo Trattato di solfeggio, il celeberrimo contrabbassista Giovanni Bottesini, l’altrettanto celebre direttore d’orchestra Franco Faccio, subito surrogato da quell’Arrigo Boito dal quale prenderà il nome; ma l’elenco dei frequentatori celebri delle aule del Boito continua con Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero, Achille Longo, Federico Mompellio, Michelangelo Abbado e negli anni ’60, anche Claudio Abbado. Due soli esempi tra gli allievi famosi: nello scorso secolo Arturo Toscanini, per la sua grandezza, ma anche perché quello che più visse la vita povera e dura del convittore dei tempi duri della scuola; in questi anni Fabio Biondi (che dopo essersi diplomato al “Boito” per tre anni vi ha insegnato) il violinista italiano che, con la sua Europa Galante, porta il nome della scuola violinistica barocca italiana ad essere il più discograficamente venduto nel mondo (un ricordo in questo caso personale, perché con lui, e con musicisti come Maurizio Naddeo e gli altri amici del “Boito” degli anni ’70, frequentando maestri come Angelo Campori, abbiamo iniziato a scoprire (e forse cominciato a capire) la musica. Tanta storia, dunque, ma anche tanta cronaca: trovarsi attorno a un tavolo con il direttore d’oggi, docente d’organo e concertista Claudia Termini, il vice direttore, il compositore Aldo Bertone, e con Giovanni Cossio, per vent’anni, sin dalla sua nascita, “anima” del primo Liceo musicale sperimentale quinquennale d’Italia, è come stare a fianco di una pentola ribollente. Molte idee, moltissime attività, molta voglia di fare, di farsi sentire, di rendersi visibili nella città. «Un Conservatorio in crescita - esordisce la Termini -: crescono gli allievi, che quest’anno sono oltre 700, e cresce il Liceo musicale, il nostro fiore all’occhiello, che quest’anno, mentre quasi tutti gli altri analoghi in Italia stanno chiudendo, ritorna alla due sezioni dei tempi migliori (assieme a Parma rimangono attivi solo Milano, Vicenza e Torino, mentre Venezia, Udine e Perugia stanno chiudendo, o hanno già chiuso, seguendo le altre più brevi consimili esperienze); quasi 150 professori (ma solo 12 bidelli di ruolo!) 6 classi di composizione, 9 di canto (il nostro Conservatorio è, per il canto, una sorta di Onu delle voci, con cantanti che vengono veramente da tutto il mondo) 15 di pianoforte, 8 di violino, ma anche cattedre di liuto, jazz, viola da gamba (la prima ad essere istituita delle tre classi specificatamente previste per la musica antica)». Leggere l’elenco delle attività svolte lo scorso anno, tra concerti sinfonici e cameristici, stagioni concertistiche, cicli di conferenze, incontri svolti in sede, in città, in provincia e fuori, è impressionante, e fa emergere una volontà che le parole della Termini confermano: «Il Conservatorio oggi non può e non deve essere solo una “scuola”, diversa da tutte le altre, specialistica, un po’ nascosta, misteriosa, di cui la gente normale magari ignora addirittura l’esistenza, ma anche un produttore di musica realmente calato nella vita della propria città, che ad esso deve rivolgersi come ad una entità del tutto organica. Una realtà fatta di tante iniziative, che noi rivolgiamo al futuro con progetti sempre nuovi, come quello dei corsi musicali per l’Università degli Anziani, e viceversa con i bambini (l’altro scorso c’erano sessanta bambini di 4ª e 5ª elementare che hanno studiato violino col metodo Orff) o come quello che abbiamo già presentato al Ministero per le iniziative del Giubileo, che ci occuperanno seguendo uno spettro musicale che copre un millennio». «Una scuola - sottolinea poi Bertone - che non deve sottostare alle vecchiezze delle imposizioni legislative, di un centralismo arroccato su programmi superati, ma deve sapersi proiettare nel futuro: così come noi facciamo con l’esperienza delle classi di informatica musicale, o di musica antica, con il recupero del ricchissimo patrimonio di antiche partiture e codici; passato e presente che insieme coincidono per divenire il futuro della musica. Una scuola del presente, immersa nella realtà d’oggi, alle cui richieste deve rispondere, e magari saper anticipare, diplomando giovani capaci di inserirsi compiutamente nel mondo esterno, e non solo dei meri esecutori». «Le leggi, con le loro pastoie burocratiche, frenano chi vuole sperimentare le nuove vie che i tempi d’oggi ci impongono di seguire - ci dice Cossio -; ma solo chi non ha voglia di tener duro su queste strade (e l’esempio dei Licei musicali che chiudono ne è la prova provata) le subisce sino ad esserne sconfitto. Teniamo molto al nostro Liceo, che abbiamo difeso con molta tenacia: ma i risultati sono dalla nostra parte, e gli studenti che questa scuola ha diplomato nei suoi vent’anni di vita hanno dimostrato con l’esempio che si può essere ottimi musicisti e bravi studenti, continuare nella musica o nell’Università, e spesso in tutti e due». Nella ricchissima, sonnolenta e sussiegosa vita musicale della città, in cui la strabiliante offerta musicale (per lo meno dal punto di vista quantitativo) non ha però saputo allargare, rispetto a qualche anno fa, la base di utenza, il “Boito” ha saputo crearsi, con la propria autonomia, con la propria voglia di emergere, una visibilità che ha saputo tramutarsi in un rinnovato rapporto con il “pubblico” e con le istituzioni (primo fra tutti il Teatro Regio, con il quale ha collaborato in passato anche nel salotto buono della Stagione Lirica, e collabora tuttora con varie iniziative). Testimonianza che nella faticosa vita musicale italiana dei nostri giorni nulla deve essere dato per scontato, ma tutto (ri)giocato ogni volta, con pazienza e fantasia: doti che potrebbero sembrare antitetiche, ma che invece si devono alleare se si vuole continuare a far vivere i Conservatori nell’attesa dell’eterna promessa. BOX: Carta d’identità Conservatorio statale di musica "Arrigo Boito" Via del Conservatorio, 27/a - 43100 Parma tel. 0521-381911; fax 0521-200398 Direttore: Prof.ssa Claudia Termini Direttore amministrativo: Dott.ssa Silvia Battistini Allievi: 692; docenti: 150 Cattedre in organico: 83 principali e 51 complementari Materie “principali”: 1 arpa, 9 canto, 1 corno, 2 chitarra, 4 clarinetto, 1 clavicembalo, 6 composizione, 1 contrabbasso, 5 didattica, 1 direzione coro, 1 direzione orchestra, 1 fagotto, 5 flauto, 1 jazz, 1 liuto, 1 musica vocale camera, 1 oboe, 3 organo, 1 percussione, 15 pianoforte, 1 precanto, 2 sassofono, 1 strumentazione banda, 3 tromba e trombone, 1 viola, 12 violino, 2 violoncello BOX: CONSERVATORIO “arrigo boito” DI parma Anno Scolastico 1997/98 - Organico professori Accomp. pianoforte Benatti Carlo Bindella Gabriele Carlini Tiziana Cortesi Raffaele Freschi Daniela Guidetti Massimo Munari Marco Panza Giuljana Santoro Carmela Armonia complem. Barzaghi Giovanni Tanzi Adolfo arpa Bovo Katia arte scenica Conati Marcello assieme archi Brambilla Piero assieme fiati Mendolicchio Gabriele Zejfart Peter Canto Bizzi Lucetta Borelli Wilma Broganelli Daniela Capilupi Lelio Rossi Alessandra Saccardi Donatella Sardi Massimi Stara Carmela Vighi Giovanna Chitarra Pezzali Walter Tagliavini Enrico Clarinetto Bolognesi Rolando Reverberi Gianpietro Salati Cesare Saltini Roberto Clavicembalo Jacoboni Maria Pia Composizione Abbate Luigi Fanticini Fabrizio Garuti Mario Ghezzi Emilio Magnagnensi Giorgio Tosi Giorgio Contrabbasso Micciola Ugo Corno Baroni Carlo didattica Cilei Maria Vittoria Deriu Rosalba Di Bari Marco Frambati Elena Rodolfi Sauro direzione coro Fanticini Fabrizio direzione d’orchestra Arrivabeni Paolo Esercitaz. corali Burzoni Antonio Dell’Acqua Rosalia Rolli Ugo Esercitaz. orchestrali Balzani Francesco Fagotto Pedretti Fausto Flauto Bovio Grazia Ferrarini Claudio Moretti Riccardo Rosi Claudia Sisillo Aldo jazz Lama Tomaso Letteratura poetica e drammatica Di Giuseppe Rosanna Massimo Marino Lettura partitura Bertone Aldo Bonelli Leandro Rabaglia Stefano liuto Damiani Andrea Materie letterarie Cassi Luciana Musica da camera Bissaca Monica Maurizzi Pierpaolo Musica vocale camera Sanada Reiko Oboe Del Bono Anastasio Organo Innocenti Stefano Termini Claudia Toschi Andrea Organo complem. e canto gregoriano Oppici Paolo Percussioni Stefanuto Loris Pianoforte Calevro Orlando Cappello Roberto Di Ilio Luigi Dilaghi Francesco Franchi Liliana Franco Maria Luisa Ghidini Elisabetta Guideri Francesco Lanzoni Fabrizio Lee Sun Kyiung Mocci Maria Teresa Prestia Giovanna Tanzini Giuseppe Zappulla Roque Zielonka Izabela pianoforte complem. Acconcia Maria Concetta Conti Paolo Del Soldato Dante Garau Lucio Iotti Angelo Niccolai Aldo Rincicotti Barbara Schochmannova Rozalia Stocchi Mara Ziveri Anna precanto Borelli Wilma Capilupi Lelio Sanada Reiko Sardi Massimo Vighi Giovanna sassofono Faziani Daniele Ferraguti Massimo Storia della musica Ballerini Graziano Grossi Joris Montecchi Giordano Rossato Daniela Strumentazione banda Ratti Giuseppe Teoria e solfeggio Barsottini Naide Buti Pierpaolo Fulgoni Mario Giusti Ritarosa Mattioli Rosa Piedimonte Adriana Rosi Mara Sgrignoli Gianfranco Tromba e trombone Contini Roberto Zannani Sergio Zuelli Stefano Viola Toscani Marco Viola compLem. Toscani Marco Violino Carpi Giovanni Carrani Stefania Cavalieri Adelmo Maria Ercolini Michelangelo Fanfoni Luca Jalas Satu Mazza luigi Monica Giacomo Serradimigni Grazia Stefani Alberta Micheli Maria Antonietta Venanzi Aurelio Violino complem. Carrani Stefania Micheli Maria A. Violoncello Ballarini Michele Contini Enrico bibliotecario Riva Federica

 

 

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