Suonare News 0 1999 Sei corde
 

Il fascino diffuso delle notas negras
di Angelo Gilardino

Capita abbastanza spesso che laureandi in storia della musica, essendo anche chitarristi, mi chiedano consigli sull'argomento da trattare nelle loro tesi. Debbo dire anzitutto che, con rare eccezioni, i relatori dimostrano piena e aperta disponibilità nei riguardi della musica per chitarra e sono pronti a collaborare anche quando si tratti di autori a loro sconosciuti, o quasi. L'università italiana ha quindi assimilato la chitarra e sono definitivamente scomparsi i pregiudizi che, anche solo trent'anni fa, avrebbero posto seri ostacoli al progetto di laurearsi con una tesi chitarristica. Semmai, esiste un problema nel flusso delle informazioni tra le varie università: noto una certa insistenza su autori (come Mario Castelnuovo-Tedesco) che sono stati studiati ormai a sufficienza e la cui opera per chitarra non richiede ulteriori catalogazioni. E mi domando talvolta se esista un coordinamento bibliografico al quale i laureandi possano far riferimento per essere completamente aggiornati su quanto è già stato scritto. Temo di no. L'argomento che più mi sembra degno di trattazione è tuttora, ch'io sappia, in attesa di uno studio e lo propongo qui dopo aver invano cercato di farlo scegliere ai vari chitarristi-laureandi. Mi si dice che spaventa per la complessità della trattazione che richiede: storico estetica, musicale, chitarristica. Dopo aver studiato i vari contributi che, al repertorio della chitarra, sono venuti dai compositori del Novecento, cioè dopo aver esaltato le molte patenti di nobiltà che la chitarra ha ricevuto dai musicisti, perché non si studia l'influsso che la chitarra ha esercitato sui compositori di musica orchestrale e per pianoforte, anche quando non hanno scritto per chitarra? L'esercizio è stato incominciato da Manuel de Falla che, nel 1933, dettando la sua prefazione alla Escuela razonada de la guitarra di Emilio Pujol, osservava: «La storia della musica ci dimostra la sua magnifica influenza, trasmettitrice di essenze sonore ispaniche, su un grande settore della musica europea. Con quale emozione scopriamo il suo chiaro riflesso in Domenico Scarlatti, in Glinka e nei suoi (conterranei), in Debussy e Ravel! E guardando poi alla nostra musica che, secolarmente, molto deve alla sua influenza, ci basterebbe citare, come esempio recente, quella splendida Iberia che ci lasciò Isaac Albéniz». La modestia impediva a Falla di far notare che la chitarra si aggirava come un fantasma anche nelle sue partiture prima de El retablo: (nessuno più di lui aveva subito il fascino delle notas negras), e come certe pagine de El amor brujo o le Noches en los jardines de España derivassero direttamente da un modello chitarristico ideale. Agli autori menzionati da Falla, altri se ne possono aggiungere, a cominciare da Hector Berlioz: per esempio, i romantici francesi inclini all'esotismo (Bizet, Lalo, Chabrier), il nostro Respighi, Stravinski e altri ancora. Il punto non è comunque l'essere esaustivi in un'enumerazione che può non aver fine e nello stesso tempo tralasciare inevitabilmente qualcosa e qualcuno, ma piuttosto il passare da una intuizione acuta ma generica come quella di Falla a un'ampia e articolata dimostrazione di quali siano state le influenze, di come si siano esercitate. Si tratterà dunque di individuare le caratteristiche estetiche del suono della chitarra, i suoi moduli scritturali, e di andare a riscontrarli nelle partiture degli autori soprelencati, con una precisa e dettagliata analisi musicale. Non mi si dica, da parte dei chitarristi-letterati, che è troppo difficile creare un modellino comparativo capace di contenere una disposizione sinottica dei testi: ne ho già costruito uno io, pur senza essermi mai proposto di trattare l'argomento. La tesi potrebbe avere un notevole valore, perché spazierebbe in vari campi: da quello propriamente musicale (in cui lo studente dovrebbe far affidamento soprattutto sulle proprie forze, avvalendosi eventualmente dell'aiuto di un compositore capace di guidarlo nell'analisi) a quello estetico (in cui più facilmente lo stesso relatore potrebbe essere d'aiuto, orientando la ricerca bibliografica preliminare e tracciando il profilo dello studio). Alla fine, ne guadagnerebbe la storia della musica, arricchendosi di un apporto interpretatrivo originale. Aspetto fiduciosamente e spero che non mi tocchi di laurearmi in storia della musica alla mia non più tenera età, pur di vedere realizzato questo annoso, ma certo meritevole, progetto.

 

 

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