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I manoscritti di Manuel Ponce
di Angelo Gilardino
Manuel Ponce (1882-1948) fu il compositore prediletto da Segovia, che a lui fece abbondante ricorso per creare il proprio repertorio moderno senza forzare le proprie inclinazioni musicali: insomma, lo preferiva a Stravinskij, a Bartók e persino a Ravel. Gli fece fare di tutto: composizioni in libertà – dove Ponce diede naturalmente il meglio di sé – e composizioni “in stile”: omaggio a Sor, omaggio a Schubert, omaggio a Tárrega. Lo ripagò rendendo la sua musica nota in tutto il mondo: una popolarità che il mite compositore messicano di certo non avrebbe raggiunto con la sua musica strumentale e da camera. Era così ingenuo e indifeso che, dopo aver scritto una bellissima melodia che sarebbe divenuta un successo universale (Estrellita), trovò il modo di cadere nelle trappole della burocrazia, che registrò quella canzone come musica popolare, di pubblico dominio: e così il poveretto, che da quel brano avrebbe potuto ricavare una fortuna, visse e morì povero. Segovia fu il suo unico santo protettore. Anche lui, qualche volta, senza volerlo, creò qualche guaio all’amico compositore: come quando suonò e registrò in disco alcuni brani in stile barocco scritti da Ponce, spacciandoli come opera di Silvius Leopold Weiss, per burlarsi dei critici, che avrebbero pomposamente scritto gli elogi del maestro tedesco: in seguito a questo scherzetto, abbiamo ancora in circolazione le edizioni di un’intera Suite e di un Balletto, molto coscienziosamente offerti dai rispettivi “curatori” come opere di Weiss. E i diritti del povero Ponce se ne sono andati su per il camino.
La musica per chitarra di Ponce – quella da lui firmata – fu pubblicata da Schott con la revisione di Segovia. Pochissime le eccezioni. Segovia, conformemente al proprio stile, modificò i brani per ottenere il suono che caratterizzava, e rendeva uniche, le sue esecuzioni. Le modifiche non furono di poco conto, ma strutturali. Si può dire che, con la musica di Ponce, Segovia non agiva come un revisore, ma come un compositore. Sapeva molto bene quel che faceva, e chi abbia avuto modo di confrontare le sue revisioni con gli originali ha potuto constatare che, nel suo modus operandi, era infallibile. Dopo di lui, si è aperta la piaga manieristica dei suoi imitatori. Alcuni manoscritti sono comunque usciti dall’archivio dell’erede di Ponce, il dottor Vazquez, ed è stato possibile ad alcuni esecutori (cito Andrea Dieci e Tilman Hoppstock perché le copie fotostatiche dei manoscritti originali gliele ho date io) registrare le loro esecuzioni basandosi su quello che Ponce aveva scritto, e non su quello che Segovia aveva elaborato e pubblicato: questo procedimento è stato, sia nei confronti del compositore che di Segovia, molto più rispettoso delle risciacquature filosegoviane che ci tormentano da mezzo secolo.
Il chitarrista messicano Miguel Alcázar ha saltato il fosso e propone, in un volume intitolato Obra completa para guitarra de Manuel M. Ponce/De acuerdo a los manuscritos originales una rilettura del lascito chitarristico di Ponce, in buona parte basato su una fedele riproduzione, talvolta anche in facsimile, dei manoscritti. Le opere del cui testo originale non si trova più traccia sono state invece ricostruite a partire dalle fonti esistenti, cioè dalle edizioni: debbo dire, con cognizione e competenza. Intendiamoci: non si è trovato l’originale delle Variations et Fugue sur “Folias de España” e, al riguardo, restano aperte tutte le possibili interpretazioni dei punti dubbi, ma perlomeno è stato rimesso al suo posto il preludio che Ponce voleva precedesse il tema (un pezzo scivolato fuori dalla pubblicazione perché Segovia l’aveva inciso in disco con un titolo diverso, Postludio). L’Urtext e i manoscritti della Sonatina meridional, del Thème variè et Finale, e di parecchi altri pezzi, finalmente sono alla portata di tutti. E dicono un sacco di cose.
Ho incontrato Alcázar in occasione di un suo recente viaggio in Europa e nel corso di una lunga conversazione ho potuto appurare che, oltre a essere un valido musicista, ha anche vasta preparazione culturale: ha capito perfettamente il significato e il valore dell’apporto che Segovia ha dato alla musica di Ponce e, con questa nuova edizione, non si propone affatto di rimuovere quello che è un’indiscutibile realtà storica. Vuole semplicemente che, come tutti i compositori, Ponce appaia per quello che è stato. Condivido pienamente le sue motivazioni e perciò esorto i chitarristi italiani a leggere attentamente il commento – in spagnolo e in inglese – che Alcázar ha scritto a tutti i pezzi di Ponce, tracciandone la storia. Auspico anche un’edizione italiana del volume, pubblicato dalle edizioni messicane Etoile.
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