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E Barrios suonò per il lustrascarpe
di Angelo Gilardino

La conoscenza delle scuole musicali e delle scuole chitarristiche latinoamericane è, in Europa, alquanto frammentaria, anche da parte di chi sia attento: se, da un lato, abbondano le pubblicazioni di brani, dall’altro scarseggiano gli studi che permettono di comprendere a fondo le tradizioni musicali delle varie culture e le loro relazioni con la musica colta. Per quanto riguarda la musica venezuelana, e in particolare la musica per e con chitarra, siamo debitori a un musicologo di Caracas per una recente serie di pubblicazioni di grande utilità e di estremo interesse (anche per chi, come l’autore di queste note, non nutrealcuna passione per la musica di ispirazione popolare). Alejandro Bruzual, nato a Caracas nel 1957, dottore in economia, si è rivolto agli studi musicali diplomandosi in chitarra e si è laureato in lettere. Docente di storia della musica, ha dedicato studi sistematici alla musica chitarristica venezuelana e, con l’egida della “Fundación Vicente Emilio Sojo”, ha pubblicato una “Colección de compositores venezolanos para guitarra” che conta finora tredici volumi. Li ho letti attentamente, per colmare le mie lacune nella conoscenza di un patrimonio musicale che contiene molta musica per chitarra. Fin dal primo volume, ho constatato che il mio tempo era speso bene: il quaderno contiene infatti composizioni di Juan Bautista Plaza (1898-1965), che iniziò a scrivere per chitarra nel 1934, stimolato dai concerti che Regino Sainz de la Maza teneva a Caracas. I brani di Plaza sono eleganti e patetici, e meritano di essere eseguiti anche da chi non punta a facili traguardi spettacolari: un suo Homenaje a los vihuelistas è degno di figurare accanto alle migliori pagine degli autori spagnoli della generazione del ’27. Nella collezione sono inclusi anche chitarristi-compositori le cui opere risultano deboli, ma che fanno comunque parte della storia della chitarra venezuelana: José Rafael Cisneros, Raul Borges – il fondatore della scuola di chitarra di Caracas –, Manuel Enrique Perez Diaz, Rodrigo Riera. Il decimo volume è di notevole interesse, perché contiene musiche originali per chitarra – pezzi brevi ma non evasivi – del maestro di tutti i musicisti venezuelani, Vicente Emilio Sojo, e di altri “non chitarristi”, quali Evencio Castellanos, Raimundo Pereira e Teofilo Leon. Nell’undicesimo libro figurano brani di compositori dell’ultima leva, quali Federico Ruiz e Leon Zapata (opere notevoli). La lettura dei tredici volumi permette di spaziare su un panorama musicale vasto e vario, che va dalla colorita pagina d’album del chitarrista che compone “con le dita” alla speculazione musicale del maestro che domina la forma musicale e che sa trovare un equilibrio tra il proprio stile e le stringenti imposizioni dell’idioma chitarristico. Alla fine, ci si è formata un’idea chiara e completa su una tradizione di impressionante ricchezza e di travolgente spontaneità, che però ha saputo collegarsi alle correnti musicali extra-nazionali, superando i confini del pittoresco e del popolaresco. Bruzual ha pubblicato anche quattro monografie su importanti musicisti del Venezuela: Raúl Borges, Antonio Lauro, Rodrigo Riera e Fredy Reyna, maestro del cuatro (chitarra venezuelana a 4 corde, n.d.r.). Sovvenzionate da diversi sponsor, queste pubblicazioni, contengono una miniera di informazioni di carattere biografico, storico e sociale. L’ambiente musicale di Caracas nei primi decenni del Novecento si delinea chiaramente nelle pagine della biografia di Borges, una bellissima figura di artista che, pur senza assurgere alle vette del concertismo, seppe riunire nella sua avventurosa formazione tutti quegli aspetti che gli permisero di fondare una scuola chitarristica destinata ad affermarsi nel mondo. Più vasta e approfondita, la biografia di Antonio Lauro mette a fuoco la personalità di un artista che visse intensamente la vicenda politico-sociale del suo tempo, pagando il duro prezzo della carcerazione: leggendo la piacevole e multicolore Suite Venezolana nessuno potrebbe immaginare che fu composta poprio durante il periodo in cui Lauro era detenuto. Affettuosa e celebrativa è invece la monografia – di grande pregio grafico – dedicata a Rodrigo Riera, con dovizia di immagini e di notizie personali. Commo-vente il ricordo del suo incontro con Barrios: Riera, allora un bimbo, si guadagnava la vita come lustrascarpe e, saputo che Mangoré era a Caracas, lo aspettò all’uscita dell’albergo, si inginocchiò davanti a lui e gli lucidò le scarpe. Saputo che il ragazzo suonava il cuatro e che non aveva soldi per comprare un biglietto per il suo concerto, Mangoré lo condusse all’hotel e suonò per lui. Stupendo.

 

 

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