Suonare News 0 1999 Sei corde
 

Nel 2000 con "Finale"
di Angelo Gilardino

La competizione (non vorrei chiamarla guerra, anche se ne manifesta alcuni aspetti) tra i programmi di notazione musicale computerizzata, detti score-writers, divampa. All'inizio di quest'anno avevo commentato favorevolmente il programma Sibelius, scritto dai gemelli britannici Finn (da ciò l'adozione del nome del grande compositore finlandese). Sibelius ha realizzato nel 1999 le versioni per Windows e per Macintosh, con il proposito di guadagnarsi le preferenze degli operatori che usano il programma americano Finale, il più diffuso nel mondo. Rispetto a Finale 98, Sibelius presenta infatti un'interfaccia più semplice, ordinata e razionale e offre una maggior automatizzazione delle funzioni, che invece Finale lascia all'operatore. Per contro, Finale permette una messa a punto più sottile di alcuni dettagli che, se contano poco o nulla per chi scrive musica ad uso personale o didattico, acquistano invece importanza determinante nell'editoria musicale, perché consentono di definire uno stile. È di queste settimane la risposta della Coda Music, la casa americana che ha creato Finale e che quest'anno celebra il suo decennale. Chi osserva da anni il susseguirsi degli aggiornamenti di questo programma ha notato una certa pigrizia da parte degli sviluppatori, che si sono limitati ad accogliere alcune delle richieste provenienti dai musicisti e dagli incisori, stabilendo a loro insindacabile giudizio quali erano degne di attenzione e quali no. Finale gode comunque della fama, senz'altro meritata, di essere un programma intricato, con centinaia di finestre e con infinite opzioni: la maggior parte di coloro che lo hanno installato si trova nelle condizioni di chi, possedendo soltanto la patente di guida, tenga un jet in cortile. La scusa è quella di celebrare il decennale, ma in realtà i creatori di Finale – e coloro che lo vendono – hanno sentito la scossa del sorpasso da parte di Sibelius, e si sono prodigati come mai in passato avevano fatto: Finale 2000 rappresenta infatti una svolta nella storia del programma e recupera il terreno perduto. Mantenendo sostanzialmente invariata la complessa architettura del programma, Finale 2000 offre un'interfaccia molto più bella ed efficace e si affretta a porgere agli operatori parecchie di quelle funzioni che costituivano il vantaggio di Sibelius. Due soprattutto sono importanti: la preparazione della partitura e l'impaginazione. Chi usa la versione precedente (Finale 98), scrivendo per orchestra deve per prima cosa creare da sé lo schema della partitura, inserendo ad uno ad uno gli strumenti, le chiavi, le funzioni traspositrici, i nomi, e stabilendo le accollature per le varie sezioni. Finale 2000 fa invece tutto da sé: basta compilare con una semplice selezione del mouse la lista degli strumenti e il programma organizza automaticamente il foglio, disponendo righi, chiavi, trasposizioni, raggruppamenti, titoli, e offrendo subito le opzioni relative al formato della pagina e alla sua disposizione. L'impaginazione – forse il principale motivo di scontento da parte degli operatori di Finale – non è più lasciata al lavoro del compositore, che alla fine del lavoro di scrittura deve – con le vecchie versioni del programma – impegnarsi in una trafficata ricerca dell'assetto più conveniente delle voltate, ma segue automaticamente, con una spaziatura esatta, l'immissione delle note e dei segni: alla fine, è ancora possibile intervenire e modificare, ma il controllo è molto più agevole e regolato da un corredo di guide e di griglie che permettono di misurare con precisione ogni particolare. Questi due importanti progressi sono stati realizzati – è evidente – per pareggiare il conto con Sibelius e magari per offrire qualcosa in più…Un altro aspetto pregevole di Finale 2000 è il nuovo carattere musicale che si aggiunge ai già noti font Petrucci ed Engraver. Si chiama Maestro, ed è più snello ed elegante. Con questa innovazione, Finale 2000 punta evidentemente a vincere le ultime resistenze dell'editoria musicale tradizionale – soprattutto quella newyorkese, sdegnosa e un poco snob – che ha sempre manifestato nei confronti delle pagine incise con Finale un certo scetticismo. Avevo detto che era il caso di studiare Sibelius senza abbandonare Finale. Ecco la conferma. Sem-brano invece dissolte nel nulla le meraviglie promesse da una squadra di musicisti e informatici svedesi, che da un paio d'anni seguitavano ad annunciare l'imminente rilascio di un programma che avrebbe soppiantato tutti gli altri: siamo stati informati di tutti i poteri che questo programma avrebbe avuto in sé, di tutte le sue formidabili prestazioni, abbiamo letto persino gli schemi comparativi dei vantaggi che offriva rispetto agli altri scorewriters. Ma il programma finora non si è visto.

 

 

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