Suonare News 0 1997 Sei corde
 

Un nuovo sguardo all'arte di Segovia
di Angelo Gilardino

Mel Bay, una casa editrice degli Stati Uniti, presenta, in due ponderosi volumi, un’opera intitolata A New Look at Segovia/His live · His Music. Ne sono autori il chitarrista britannico Graham Wade (che aveva già pubblicato un altro studio biografico ed estetico su Segovia) e il chitarrista statunitense Gerard Garno. I rispettivi apporti, nei due volumi, sono ben distinti: si tratta infatti di un lavoro a strati, uno biografico e uno interpretativo. Graham Wade è l’autore della nuova biografia segoviana, ripartita nei due volumi con un’opportuna presentazione cronologica: nel primo, è contenuta la biografia degli anni 1893-1957, nel secondo quella degli anni 1958-1987. Gerard Garno è invece l’autore di uno studio il cui titolo, tradotto in italiano, è: Un nuovo sguardo al repertorio di Segovia: analisi della chitarra di Segovia. Wade ha svolto un’accurata ricognizione del materiale pubblicato su Segovia: biografie, saggi, articoli, recensioni di concerti e di dischi, documenti vari. La sua compilazione tende a raccontare, con uno sforzo di completezza, la vita di Segovia dal punto di vista artistico e musicale, cioè la carriera, lasciando sullo sfondo gli eventi personali, toccati con discrezione. L’autore non ha inteso disegnare un ritratto critico del maestro, ma non è nemmeno caduto, come tutti i suoi predecessori nell’agiografia. Esponendo le notizie raccolte in ordine cronologico, egli si cura di legare i dati con i suoi pacati commenti, che lasciano filtrare un’immagine di Segovia sostanzialmente non nuova, ma disegnata con scrupolo, diligenza e costante equilibrio. Nella considerevole mole di informazioni ordinate da Wade – di gran lunga la più ricca tra quelle finora pubblicate su Segovia –, le fonti anglosassoni e americane sono prevalenti rispetto a quelle mediterranee e latino-americane, e si nota una tendenza a considerare il repertorio della chitarra non in se stesso, ma dal punto di vista del maggiore o minor apprezzamento che le composizioni hanno ottenuto, non soltanto da Segovia, ma anche da Bream e da Williams: e questa è, nel lavoro di Wade, l’unica impostazione rispetto a cui mi sembra giusto mantenere una rispettosa riserva. Certo, la miniera di notizie in possesso del biografo ufficiale di Segovia, Alberto López Poveda di Linares, è ricca di materiali inediti che Wade non aveva a disposizione: quando verrà terminata e pubblicata, dirà dunque, su Segovia, tutto quello che oggi quasi nessuno sa. Nel frattempo, il racconto di Wade risulta utile, istruttivo e di piacevole lettura. Io l’ho letto senza annoiarmi, e ho preso parecchi appunti: credo che sarà così per tutti. Attenti, la biografia occupa circa la metà di due augusti libroni: non si tratta di una novelletta. La ricerca di Garno punta invece a fornire una minuziosa descrizione delle interpretazioni discografiche di Segovia: partendo dal testo musicale delle composizioni prese in esame (Narváez, Frescobaldi, Bach, Scarlatti, Sor, Tárrega, Albéniz, Granados, Llobet, Ponce), debitamente sezionato in esempi, l’autore analizza le diteggiature, gli stacchi di tempo, i movimenti della dinamica e dell’agogica, il vibrato, il timbro , gli abbellimenti, formulando considerazioni stilistiche ed estetico-musicali, alla luce di numerosi riferimenti citati dalla trattatistica riguardante i vari periodi storici. Rispetto alla parte biografica scritta da Wade, il lavoro di Garno risulta totalmente separato. Quale che sia la conclusione che il lettore trae dalla lettura di quest’analisi dei dischi di Segovia, ci si domanda inevitabilmente perché le due trattazioni siano state riunite e pubblicate insieme. Se proprio era inevitabile – per ragioni che sfuggono a che legge – stamparle congiuntamente, sarebbe stato di gran lunga preferibile dedicare alla biografia tutto il primo volume e all’analisi estetica tutto il secondo. Invece, le due parti sono distribuite sui due libri: incomprensibile. Garno offre anche, alla sua dissertazione, due appendici: nella prima, include i testi originali delle composizioni esaminate, nella seconda esibisce le sue revisioni degli stessi brani – evidentemente diverse da quelle di Segovia, e alle medesime aggancia l’informazione che gli stessi pezzi sono disponibili in due CD da lui stesso registrati. La prima appendice è certamente apprezzabile: ben pochi chitarristi si sono presi il disturbo di cercare Mille regretz di Josquin per comprendere a fondo l’elaborazione che ne fece Luys de Narváez nella splendida Canción del Emperador e, per aver compiuto quest’operazione, Garno merita il più caldo elogio. L’aver pubblicato le sue personali revisioni, con uscite quali mp con carita (sic) come indicazione di espressione nella ripresa del soggetto di una Fuga di Bach, ff luttuoso all’inizio di una Sarabanda del medesimo e mf con giubilo equabilmente (sempre sic) per suggerire come si suona l’inizio del tema di Mozart-Sor (op. 9) mi sembra troppo, anche per un primo della classe. E poi, che cosa c’entrano le revisioni di Garno con il nuovo sguardo a Segovia? A favore dei due libri vanno inoltre voti alti per la presentazione, conforme al gusto americano e realizzata senza risparmio di mezzi, la pregevole iconografia e le bibliografie.

 

 

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