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Dukic asso piglia tutto
di Filippo Michelangeli
Era partito in sordina tre anni fa, ma in poco tempo il Concorso internazionale di "De Bonis" ha inserito Cosenza tra le capitali della geografia chitarristica mondiale. Dedicato all'antica tradizione liutaria bisignanese(nata alla fine del Seicento), la rassegna calabrese si è svolta lo scorso settembre e ha richiamato una trentina di concorrenti.
Dico subito la classifica: ha vinto Zoran Dukic, 28 anni, croato. La commissione gli ha assegnato il primo premio dopo una finale combattuta con l'italiano Luigi Attademo e il belga Johan Fostier, classificatisi rispettivamente secondo e terzo.
Ma vediamo come è andata. La finale del "De Bonis" prevede, sin dalla prima edizione, un concerto per chitarra e orchestra, surrogata nell'occasione dall'accompagnamento pianistico (per il prossimo anno sembra che verrà sostituita da una prova solistica).
Nella Sala grande del Teatro Rendano, alla presenza di un pubblico non molto numeroso ma attento, suona per primo Attademo. Esegue il Concerto op. 99 di Castelnuovo-Tedesco. Attademo, come gli altri finalisti, si avvale di una leggera amplificazione; una scelta legittima per un concerto, molto più discutibile in una gara tra solisti, dove anche la potenza sonora concorre a formare il giudizio della commissione. Attademo, 25 nni, cresciuto nell'inesauribile scuderia di Angelo Gilardino, è dotato di una tecnica robusta e di una solida preparazione musicale. È sempre a suo agio e colpisce il controllo e la chiarezza di espressione. Per me, che l'avevo già sentito l'anno scorso su questo palcoscenico (quando arrivò terzo) è una felice riscoperta.
Dopo Attademo passa Fostier, 23 anni, diplomato all'Ecole normale di Parigi con Alberto Ponce. Come sia arrivato in finale è un mistero: la sua esecuzione del Concierto de Aranjuez di Rodrigo non decolla mai e presenta soluzioni tecniche e musicali imprecise e confuse. Non lo aiuta una chitarra con un action troppo bassa che frigge dappertutto e l'accompagnatrice alle prese con l'infelice riduzione pianistica del capolavoro rodrighiano. Fostier è anche sfortunato e rimane impigliato in qualche vuoto di memoria.
Per ultimo suona Dukic. Il chitarrista croato è un professionista dei concorsi. Ha già sbancato nel salotto buono dei festival internazionali, vincendo il Segovia di Palma di Mallorca e di Granada, il "Tárrega" di Benicasim, il “Printemps de la guitare” di Walcourt e il cileno Viña del mar. Propone, come Attademo, il Concerto n. 1 di Castelnuovo-Tedesco. Bastano poche misure per capire con chi abbiamo a che fare: un virtuoso sicuro del fatto suo e con una musicalità immediata. Sbaglia poco, ha un fraseggio morbido e affronta la delicata partitura castelnuoviana con una verve che non lascia dubbi. Alle 22 e trenta la commissione, per la cronaca non all'unanimità, lo incorona vincitore. La giuria è formata da Giacomo Manzoni (presidente), Raffaele Cacciola, Maurizio Colonna, Antonello Dieni (patron del concorso), Mario Gangi, Gianvito Pulzone e Gonzalo Solari, Oltre alla gloria il giovane croato porta a casa 7 milioni, l'incisione di un CD per la Antes e un milione come premio del pubblico. Secondo Attademo, la vera rivelazione della competizione salentina, con 3 milioni. Terzo, il miracolato Fostier, con un milione e mezzo.
In bocca al lupo, dunque, a Zoran Dukic che ascolteremo l’anno prossimo nel CD premio, mentre è appena uscito il disco, disponibile anche sul Suonare mail, di Giulio Tampalini, vincitore della seconda edizione del “De Bonis”, con musiche di Castelnuovo-Tedesco, Berio, Ghedini, Vinay, Cacciola, Danieli, Dell’Agnese.
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