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Uno studioso nella Rete
di Angelo Gilardino
Le mie responsabilità di direttore di una collana editoriale di musica del Novecento per chitarra mi obbligano a prendere conoscenza di tutto ciò che si verifica nel cosiddetto mondo delle sei corde e di cercare di conoscerne a fondo tutti gli aspetti. Questo impegno è il più delle volte noioso, altre volte sconcertante, più di rado istruttivo. Spesso utile e divertente. Uno dei miei doveri professionali – svolto puntualmente da anni – è quello della lettura dei messaggi che, nella galassia di Internet, vengono scambiati tra chitarristi. Questi messaggi si trovano in due tipi di locazione: la mailing list e il newsgroup.
La mailing list chitarristica più diffusa è gestita da un cittadino statunitense, James David Walley, e comporta una procedura di iscrizione che inizia con l’invio di un messaggio senza testo e senza firma all’indirizzo di posta elettronica cguitar-list-request@eskimo.com, con l’indicazione subscribe nella finestra dell’oggetto. Segue una conferma, dopodiché si ricevono automaticamente tutti i messaggi inviati dai chitarristi di tutto il mondo alla lista, con la possibilità di interloquire. Per entrare nel newsgroup dedicato alla chitarra classica, occorre sottoscrivere, tramite il proprio server, un abbonamento (con procedura istantanea e gratuita) al newsgroup rec.music.classical.guitar, e scaricare i messaggi.
Leggo da anni i messaggi di entrambi i gruppi – che hanno molti iscritti in comune – e talvolta intervengo, chiamato in causa o per mia decisione, quasi sempre e soltanto per fornire dati e informazioni a chi ne ha bisogno. L’utilità principale dei gruppi di discussione è infatti questa: la trasmissione di una quantità illimitata di notizie che riguardano autori e opere, edizioni, incisioni, libri, manuali, eccetera.
Nella mailing list la discussione è disciplinata dal rigido moderatore e non può debordare dagli argomenti specifici; è vietata la pratica dello spamming, cioè il farsi pubblicità, e a chi esce dal seminato viene irrogata la pena dell’espulsione. Il tono generale del colloquio è civile e corretto, e si può dialogare con illustri personaggi. Nel mucchio selvaggio del newsgroup, privo di moderatore, si trova invece di tutto. Anche in questa stazione da guerre stellari c’è un buon scambio di notizie e di informazioni, però mescolate a una immane colata di pettegolezzi e schiamazzi, con frequenti e interminabili diatribe su argomenti che con la chitarra e con la musica non hanno nulla che fare: politica, religione, sesso…
Molti personaggi famosi leggono i messaggi ma non partecipano alla discussione, o lo fanno con uno pseudonimo: vengono chiamati lurkers, cioè guardoni. Nel newsgroup si alzano figure dominanti, soprattutto quella dell’editore Matanya Ophee, miniera inesauribile di sapere nella storia della chitarra e randellatore inesausto di coloro che esibiscono conoscenze posticce o competenze fasulle: li stende senza pietà. Christopher Parkening, uno dei lurkers più rinomati, si fa rappresentare dalla sua segretaria, David Starobin si cela dietro il nome Regondi, altri famosissimi leggono e tacciono. Infatti, esporsi è pericoloso: se siete, come si dice, qualcuno, e se vi firmate, potere star certi che, prima o poi, vi arriverà la vostra dose di ingiurie da parte di qualche sconosciuto che vi odia – voi non sapete perché, ma lui si. L’esperienza vi fa capire i sentimenti degli ignoti, della massa dei dilettanti più o meno fissati, che possono idolatrarvi un giorno e precipitarvi nella polvere il giorno dopo, senza che voi abbiate mosso un dito. Vi rendete conto dei meccanismi piscologici che possono aver condotto un esaltato a sparare a John Lennon: nel newsgroup di tipi del genere ce ne sono molti.
Nel mondo di Internet, i rapporti sono rifondati su basi diverse: il principiante che chiede ingenuamente un’informazione su un brano, magari sbagliando lo spelling del nome dell’autore, può ricevere risposta da un famoso concertista che quel brano ha inciso in un suo disco: questo nella realtà ordinaria non è normale, anzi è quasi impossibile. Il compositore che ha scritto un brano dieci anni fa e quasi se ne è dimenticato, può apprendere che un chitarrista tailandese lo ha suonato cento volte nei suoi concerti. Il ricercatore che per anni ha invano inseguito un’edizione d’epoca può venire a sapere che una copia si trova in una biblioteca norvegese, in una città di cui egli ignorava l’esistenza. Affrontare questo mondo in cui nomi e dati guizzano alla velocità della luce può essere tanto inebriante quanto distruttivo. Io lo prendo come un gioco, e cerco di servirmene. Ma la sera ascolto un quartetto di Beethoven e leggo un canto di Giacomo Leopardi con il computer spento.
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