Suonare News 0 1996
 

Giulio Tampalini trionfa a Cosenza
di Filippo Michelangeli

L'anno scorso l'amministrazione comunale di Cosenza aveva fatto una scommessa: promuovere nel profondo sud dell'Italia un concorso internazionale di chitarra in grado di portare nel capoluogo calabrese i migliori talenti delle sei corde. Alla prima edizione si era imposto il chitarrista milanese Andrea Dieci, di cui è appena uscito l'ultimo compact disc per la Nuova Era. Quest'anno al Concorso intitolato alla tradizione liutaria bisignanese De Bonis si sono iscritti 29 concorrenti provenienti da tutto il mondo, 18 presenti alla prova eliminatoria, 1 ritirato. Ha vinto Giulio Tampalini, 25 anni, bresciano IL PRIMO GIORNO L'inizio ufficiale della seconda edizione è salutato giovedì 26 settembre alle 21 con un concerto dei fratelli Assad al Teatro Rendano. Grande successo di pubblico e tutto esaurito per i due virtuosi brasiliani. Per un concerto di chitarra classica una sala con mille persone è già di buon auspicio. Le prove si svolgono al Ridotto del Teatro. Alle 9 del mattino di venerdì 27 la Commissione si insedia privata della presenza dell'asso tedesco Tilman Hoppstock, le cui già precarie condizioni di salute gli impediscono di muoversi da Darmstadt. I giurati sono il giornalista Luigi Fait (presidente), Antonella Barbarossa, direttrice del Conservatorio di Vibo Valentia, Raffaele Cacciola, direttore artistico della Antes di Milano, Antonello Dieni, presidente del comitato organizzatore, Lucio Matarazzo, docente di chitarra a Benevento, e il sottoscritto. Sfilano, uno dopo l’altro, i 18 concorrenti presenti all’appello. Il livello è molto buono e la Commissione ne manda in semifinale dieci : Lorenzo Alviggi, 22 anni, Luigi Attademo, 24, Sergio Cantella, 33, Vadim Chebanov, Russia 25, Peter Kollowrat, Austria 29, Virginia Luque, Spagna, Jyrki Myllarinen, Finlandia 35, Christian Saggese, 22, Marco Salcito, 31 e Giulio Tampalini. Per tutti c’è un rimborso spese di 300 mila lire. LA SEMIFINALE Sabato mattina inizia la seconda prova. Ai concorsi internazionali la semifinale rappresenta quasi sempre il momento più drammatico per i concorrenti. Al contrario dell'eliminatoria che dura poco e, di solito, si limita a scremare chi possiede una buona preparazione tecnica e musicale, la semifinale è più lunga e complessa. Qui entra in gioco anche lo ‘stato di grazia’ del concorrente. Basta un velo di emozione per precludere l’accesso alla finale. Apre le danze Attademo con un ottima Sonata di José e una intensa Fantasia di Gerhard. Tecnicamente è un fuori classe, anche se nelle dinamiche il suono tende a diventare unghioso. Segue Kollowrat con Moreno-Torroba e Ginastera. Il fraseggio è abbastanza sbrigativo e l'interpretazione un po’ scolastica. È la volta di Myllarinen con la Sonata III di Ponce e Ginastera. Il finlandese attraversa indenne le insidie ponciane sfoggiando una grande agilità e pulizia. Meno convincente in Ginastera dove manca di grinta. Tocca quindi a Tampalini che dopo un'incantevole eliminatoria affronta la Sonata di Turina. Il controllo tecnico è magistrale anche se rimane impigliato in un micro vuoto di memoria. Impeccabili, invece, le Variazioni su Dowland di Gilardino. Passa Saggese con Ponce e Ginastera. Mentre scorre senza grandi slanci la drammatica Sonata del compositore messicano è in Ginastera che Christian mette una sicura ipoteca per la finale. Alviggi, complice una forte emozione, consegna una discreta lettura della Sonata di Turina e del Nocturnal di Britten. Settimo, in ordine di esecuzione, è Salcito. Con grande presenza di suono e musicalità straripante propone un fragoroso Turina e un buon Ginastera. Usa una chitarra molto presente nei bassi che tende a far sovrapporre le voci in un’atmosfera alonata. Segue Cantella, ancora con Turina e una ordinata esecuzione della Sonatina di Berkeley. Direttamente dalla Russia arriva Chebanov. Novello epigono del virtuoso Yamashita, il 25enne moscovita propone due improbabili "quadri" di Mussorgski e una brutale Sonata di Castelnuovo Tedesco. Coraggioso. Ultima la spagnola Luque che nonostante una musicalità e una presenza fuori dal comune manda la Sonata di Ponce e la Tarantella di Castelnuovo-Tedesco in ‘overdose’ di vibrato. La Commissione ha deciso: in finale approdano Attademo, Myllarinen, Saggese e Tampalini. LA FINALE Il “De Bonis” prevede nell’ultima prova l’esecuzione di un concerto per chitarra e orchestra, surrogata per l’occasione dal generoso pianoforte di Raffaella Perrotta. Tutti, escluso Myllarinen, portano il Concerto in Re di Mario Castelnuovo-Tedesco. Il primo è Attademo il cui rendimento è stato, fino a questo momento, sempre in crescita. Ma il delicato lavoro di Castelnuovo-Tedesco si trasforma, inaspettatamente, in un una corsa a ostacoli. Il suono fatica ad emergere dal ‘tappeto’ pianistico e non mancano problemi di sincronia. Eppure si sente la statura del giovane interprete napoletano. I fraseggi curati e le suggestive idee musicali restano travolte da quello che, almeno a noi, è apparso un crollo psicologico. È la volta di Giulio Tampalini. Una sola parola: magnifico. Suono morbido, sicuro, ritmicamente perfetto. Nessuna incertezza e un controllo tecnico formidabile. Ha soltanto 25 anni ma dimostra una maturità rara anche in un professionista di lungo corso. Un chitarrista di cui sentiremo ancora parlare. Il finlandese Myllarinen suona il Concierto de Aranjuez di Rodrigo. Come è facile immaginare il confronto con la pagina di Castelnuovo-Tedesco, almeno sul piano dello spettacolo, è schiacciante. Myllarinen è bravo e conclude indenne la difficile prova. Ma Aranjuez non è un concerto alla portata di tutti e per liberare le sue potenziali energie ha bisogno di un interprete straordinario. Altrimenti non decolla, rimane schiacciato dalla sua stessa popolarità. E al 35enne chitarrista venuto dal freddo manca lo slancio e anche la sapienza tecnica per compiere il miracolo. Per ultimo passa Christian Saggese. Suona con una tranquillità disarmante, affrontando con disinvoltura anche i passaggi più complessi. Sotto le sue mani il Concerto di Castelnuovo-Tedesco non ha più segreti e nel secondo movimento è senza dubbio il migliore. Unico neo: una chitarra inadeguata e poco sonora. IL VINCITORE Alla fine è acclamato all’unanimità vincitore del “De Bonis” Giulio Tampalini che ottiene una borsa di 5 milioni di lire, tre concerti, l’incisione di un CD per la Antes, un buono acquisto di 2 milioni offerto dalla Bèrben e 1 milione come premio del pubblico, segno tangibile che la sua arte è arrivata a tutti. Secondo Christian Saggese, con 2 milioni, terzo Luigi Attademo con 1 milione. Forse ci stava un ex-aequo con Myllarinen, ma il regolamento del concorso considera i premi indivisibili. Al concerto dei premiati riesco a scambiare due battute con Tampalini. Allora, contento? «Sì, anche se dopo la semifinale ho avuto paura di non farcela. Vorrei ringraziare anche il pubblico che mi ha dato fiducia». Con chi hai studiato? «All’inizio con Marco De Santi e dopo con Angelo Gilardino». E adesso, buona fortuna, Giulio. BOX: edizione 1996 I NUMERI Concorrenti iscritti 29 Partecipanti 18 Ritirati 1 Assenti 10 Semifinalisti 10 Finalisti 4 LA GIURIA Antonella Barbarossa Raffaele Cacciola Antonello Dieni Luigi Fait (presidente) Tilman Hoppstock (assente) Lucio Matarazzo Filippo Michelangeli

 

 

Copyright © Michelangeli Editore - Tutti i diritti riservati.