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Metti un “pensiero” nella tua musica
di Angeo Gilardino

I filosofi si occupano di tutto, anche della musica. Vorrei che l'estetica musicale – cioè il pensiero dei filosofi sulla musica – divenisse materia d'insegnamento in conservatorio, accanto alla storia della musica: mi sembra infatti incompleta la nozione storica, se non accompagnata, approfondita, messa a fuoco dalla visione filosofica. Forse, il corso ideale è quello che associa l'analisi musicale – scienza interdisciplinare per eccellenza – la storia e l'estetica. Follia? E allora, pestate le vostre scale, o virtuosi del futuro: gloria e ignoranza vi attendono, anche se non in egual misura. Certo, lo studio dell'estetica musicale a fini di istruzione professionale non può essere intrapreso affrontando direttamente i testi dei filosofi: se non vogliamo farne una questione d'intelletto, dobbiamo farne una questione di tempo: conosco giovani musicisti che non avrebbero problemi a inoltrarsi nella lettura di Kant e di Schopenauer, soltanto manca loro il tempo. Occorrono quindi testi di estetica musicale che sintetizzino la materia senza immiserirla nelle formule di una manualistica da esamino, che sappiano porgere l'essenza del pensiero dei filosofi in modo chiaro e non banale, e che lascino al lettore aperte le vie di una lettura diretta di alcuni testi verso i quali si può inclinare proprio nella fase di studio della sintesi. Segnalo con una forte sottolineatura il volume, appena pubblicato da "La Nuova Italia", intitolato Estetica musicale - la storia e le fonti. Ne è autore Giovanni Guanti, musicista che può contare su una doppia formazione: diplomato in composizione e laureato in filosofia (in entrambi i campi con maestri illustri: Niccolò Castiglioni e Sergio Givone). Docente in conservatorio, Guanti ha sempre avvertito la necessità di offrire ai suoi allievi non soltanto l'insegnamento tecnico, ma anche una preparazione filosofica, e questo libro è il frutto di un'esperienza acquisita nell'insegnamento. Tale esperienza gli ha suggerito la formula esatta e la misura equilibrata di un volume che ha il pregio di una diretta, immediata utilità per lo studente di conservatorio e anche per i suoi professori, per l'universitario e, non da meno, per chiunque ami la lettura di ciò che riguarda la musica. Diviso in quaranta capitoli preceduti da un'introduzione, il testo di Guanti si conclude con un breve, quarantunesimo capitolo intitolato La consistenza ontologica dell'opera d'arte musicale: qui l'autore, che in tutta la sua trattazione è rimasto celato dietro le quinte della citazione e del commento imparziale, lascia trapelare il suo pensiero e quasi sguaina una sua spada. È l'unica manifestazione personale in una costruzione che, per cinquecento pagine, procede con esemplare modestia e formidabile efficacia nel riferire il pensiero dei filosofi, da Platone fino ad Adorno, avvalendosi di un procedimento semplicissimo. Impostato il tema del titolo (es. Aristotele e i musicografi dell'età ellenistico-romana, l'Ars Nova e la concezione dantesca della musica, La musica nello Sturm und Drang…), Guanti seleziona dagli scritti degli autori fondamentali quei passi che contengono le definizioni emblematiche del loro pensiero e le raccorda con commenti che sanno mirare al cuore dell'argomento. Tali commenti operano per dare rilievo ad aspetti essenziali delle diverse concezioni della musica, ma anche per tratteggiare i termini delle molte polemiche divampate nei secoli sulla natura, sull'essenza e sul valore della musica. Non si tratta quindi di un florilegio di edificanti e concordi elogi, ma di un fedele reportage da quello che spesso è divenuto, tra filosofi (e anche tra musicisti occasionalmente impegnati nell'esercizio filosofico), un inferocito campo di battaglia. Convince e accontenta, nel libro, la qualità della prosa, che si allinea in generale allo stile della lezione universitaria, ma con una costante vena di divertimento che rende molte pagine davvero piacevoli, oltre che utili. Inoltre, pregio a mio modo di vedere importantissimo, l'intero, immenso panorama storico è scorso con una tenuta "ritmica" impeccabile: non ci sono tratti tirati via in fretta o, per contro, impantanamenti e lungaggini, a seconda degli affetti dell'autore nei riguardi di questo o quel pensatore. Alla fine della lettura, si direbbe che Guanti li ha studiati tutti con egual diletto, e che ritiene molto probabile che chiunque altro, come lui, possa divertircisi. È questo, dunque, il marchio sapienziale dell'autore, che definisce anche il suo stile: uno sconfinato sapere che si manifesta in una forma tanto ossequiosa della tradizione aulica italiana, quando ludica e incline a un giocoso understatement di tutte le verità definitive e le profezie sparse nei secoli su qualcosa che si continua appassionatamente a fare senza sapere ancora bene che cosa sia: la musica.

 

 

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