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Il maestro americano
di Angelo Gilardino
Leggendo il Metodo per chitarra in tre volumi di William Foden, un chitarrista e didatta statunitense (1860-1947), si coglie benissimo, nell'impostazione carulliana del programma didattico, la tendenza a offrire all'allievo, fin dai primi passi, pezzi piacevoli, in cui il talento compositivo dell'autore ha modo di rivelarsi, se pur umilmente assoggettato alla funzione pedagogica. Questa tendenza era comprensibile, in una situazione come quella in cui operava Foden: anche se non abitava nel Far West, non era stipendiato da un conservatorio o da un'università, e doveva fare i conti con una clientela di allievi che volevano imparare a suonare la chitarra, ma non troppo austeramente.
In questa linea di pragmatismo culturale si è manifestato, più recentemente, il grande talento didattico e compositivo di un altro chitarrista degli Stati Uniti, al quale ben si addice la qualifica di maestro: in un mercato come quello nordamericano, dove presentarsi come maestro senza esserlo vuol dire coprirsi di ridicolo e rischiare la fame, Richard Pick è giustamente considerato come un modello di competenza nell'insegnamento, e il suo metodo in due volumi, intitolato "School of Guitar" (Editions Orphée) si è guadagnato la reputazione di un classico. Come e perché?
Il sottotitolo recita: "La chitarra nella pedagogia e nella pratica dell'esecuzione". È un programma ambizioso, che Pick (nato nel 1915, fresco di ottantatre primavere e ora dedito ai cavalli e alla pittura) svolge affidandosi a uno schema teorico-pratico efficace e preciso. Presenta ogni tonalità, partendo da Do maggiore, prima con le scale, poi con le triadi, le triadi rivoltate e arpeggiate nelle diverse posizioni sulla tastiera, e conclude lo studio della tonalità con un sommario armonico. Subito dopo, offre un saggio del suo talento compositivo con un Interludio in cui adopera gli accordi dati precedentemente. Quindi offre, nella stessa tonalità, gli accordi di settima costruiti sui gradi della scala e i loro rivolti, il relativo sommario armonico, e un altro Interludio. Il primo volume del metodo è dedicato alle tonalità con i diesis, il secondo alle tonalità con i bemolli. Pick si presenta, dunque, come maestro di armonia applicata alla chitarra e come compositore-chitarrista, e talvolta come trascrittore di pezzi famosi. Tolto un capitolo introduttivo al primo volume, in cui descrive concisamente i suoi principi di tecnica strumentale, non si occupa di esercizi meccanici, e punta alla formazione dell'allievo affidandosi soprattutto all'armonia sperimentata sulla tastiera chitarristica, anche con l'obiettivo di sviluppare la capacità di lettura a prima vista.
Perché questi libri sono interessanti, al di là del loro contenuto teorico-pratico? Semplice: perché Richard Pick è un compositore dotatissimo, con un'ispirazione generosa e con il dono dell'immediatezza. Rispettoso dei moduli didattici scelti, non si addentra in temerarie esplorazioni scritturali, ed è proprio nelle aiuole del suo giardino pedagogico che sa coltivare piccoli fiori musicali di una toccante freschezza. Bene ha fatto Matanya Ophee a raccogliere tutti e cinquantadue gli Interludi del Metodo in un quaderno apposito e a presentarli come musica. Pick ha aggiunto, a ogni Interludio, un titolo descrittivo e una breve didascalia, i quali aiutano il lettore a comprendere e ad apprezzare una piccola poetica musicale, che a me sembra giusto chiamare "impressionismo americano", non per il gusto di appiccicare etichette, ma per una reazione spontanea alla lettura degli Interludi: anche se si tratta di miniature, mi hanno fatto pensare ai quadri di Winslow Homer. Sono, infatti, il frutto di un sentimento di beatitudine al cospetto della natura e delle sue incorrotte (allo sguardo di Pick) bellezze. Il linguaggio tonale dell'autore non fa nulla per scostarsi dalla tradizione, ma proprio in questo suo apparire convenzionale l'autore trova lo spiraglio per manifestare un'immaginazione musicale che, tra i chitarristi-compositori della sua generazione – lo dico senza esitazione – non ha uguali.
Prima di questo Metodo, Pick aveva pubblicato – presso Forster Music di Chicago – una raccolta di nove Preludi, degnissimi di essere eseguiti anche dagli interpreti più attenti alla sostanza musicale dei loro programmi, un quaderno intitolato "Primo repertorio per chitarra" (contenente pezzi non proprio facili: l'ultimo è una Sonata in stile haydniano con quattro tempi), una serie di lezioni in due volumi (con esercizi tecnici e pezzi di carattere e di fantasia) e un ciclo di variazioni per due chitarre su un piccolo studio di Matteo Carcassi. In una pagina intitolata "Sunset" ("Tramonto"), Pick evoca il mondo debussyano fino al punto di collocare sulla quarta corda una frase melodica in cui non so se riconoscere un'inconscia memoria, o una conscia citazione, del placido canto che, nel primo dei "Trois Nocturnes" per orchestra ("Nuages"), il corno inglese fa galleggiare sugli archi.
Mi piacerebbe che il Metodo di Pick venisse tradotto in italiano e adoperato anche nelle nostre scuole: sono sicuro che gli allievi più intelligenti ne trarrebbero grande beneficio.
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