Suonare News 0 2002 Sei corde
 

Il tesoro nascosto di "Sacha" Tansman
di Angelo Gilardino

Sognatore mite e generoso: questo si può dire di Alexandre Tansman, uno degli artefici del repertorio storico della chitarra nel Novecento. La critica ufficiale se la cava, nei confronti dell’opera del maestro polacco-francese, aggiogandola al carro stravinskiano. Tipico esempio di generosità mal ripagata: Tansman è ben altro che un epigono del grande Igor, ma commise l’ingenuo errore di scrivere un libro su quello che considerava un grande amico. Mal gliene incolse: fu etichettato come un famulo, uno di quegli imitatori che vivono di luce riflessa. E anche da parte dei chitarristi non ha ricevuto un trattamento migliore: la folta schiera dei seguaci di Segovia, che fino a vent’anni fa imperversava copiando non solo il repertorio, ma anche i dischi del maestro, si assottigliava paurosamente nel prendere la strada che conduceva alla Cavatina e alla Suite in modo polonico. Tansman, del resto, scrisse soltanto per Segovia. Era gentile con tutti i chitarristi, aveva per ciascuno di loro una parola di apprezzamento, ma per lui la chitarra era Segovia e basta: lo manifesta chiaramente, prorompendo nella dedica di un pezzo in una dichiarazione che non lascia spazio al minimo dubbio: pour Andrés Segovia, l’unique. Più chiaro di così. Nel 1970 Tansman mi dedicò un pezzo (per la verità non molto bello), ma lo fece soltanto per ricompensarmi di una mia performance estemporanea. Ero stato chiamato dalla giuria di un concorso di composizione (della quale non facevo parte) per una consulenza su alcuni brani per chitarra. Mi dissero di portare lo strumento e di leggere per loro a prima vista le musiche in questione. Mica facile. Feci quel che potevo. Tansman, nell’occasione più buono che equo, mi elogiò e io, con giovanile sfrontatezza, gli chiesi di scrivere un pezzo per me. Promise di farlo, ed era il genere di persona che mantiene le promesse. Lo incontrai altre volte, suonai per lui, ma alla fine mi resi conto che il solo chitarrista che amava era Segovia: l’unique, per l’appunto. Così, da allora in poi parlammo di pittura e di poesia. Era incredibilmente distratto: una volta, a Mestre, lo sottrassi con una zampata a un taxi che stava per investirlo. Il destino mi mette ora in mano i manoscritti delle composizioni – del tutto sconosciute – che egli scrisse per Segovia, e che Segovia non suonò mai. Ne sto curando la revisione e la pubblicazione nella serie The Andrés Segovia Archive. So che entrambi i maestri approverebbero l’opera oscura del fato: infatti, in una lettera a Tansman, Segovia gli suggerisce di affidarmi le musiche delle quali egli non poteva occuparsi. Trent’anni dopo, le cose sono andate esattamente così... Che musiche sono? A differenza del piccolo pezzo che Tansman mi dedicò, queste sono composizioni bellissime: possono stare tranquillamente accanto alla Cavatina. Anzi – lo dico senza remore – in un dittico formato da un Preludio e da un Interludio Tansman tocca il suo cielo chitarristico, e regala allo strumento un lavoro degno di Scriabin: drammatico, accorato, denso e profondo come nessun altro dei suoi pezzi per chitarra. Devo dire di non credere che Segovia – il quale teneva tutte le musiche inedite e ineseguite del suo amico Sacha in uno speciale raccoglitore – non si fosse accorto del valore di questa musica. La questione è che il dittico – per risultare eseguibile – doveva essere riscritto in una tonalità più agevole e modificato in parecchi punti, e a Segovia, stretto dai suoi impegni concertistici, mancava letteralmente il tempo per tali rifacimenti. Non è vero che, tra la musica che gli piaceva, suonasse solo quella che gli piaceva di più: in realtà, adottava i pezzi che meno lo avrebbero attardato nel lavoro preliminare di revisione, un lavoro concettuale e di penna che non poteva svolgere nelle stanze d’albergo e nelle sale d’aspetto degli aeroporti. Nel 1953, Tansman scrisse per Segovia una possente Pièce en forme de Passacaille. Che cosa la differenzia da una Passacaglia vera e propria? Niente, lo è a tutti gli effetti. La riserva contenuta nel titolo è solo il frutto della modestia: Tansman non era sicuro che tutte le variazioni del pezzo fossero eseguibili – tanto meno lo era della Fuga conclusiva – e allora non si azzardò a chiamare il pezzo come si conveniva. Lo farò io. Dopo il suo terzo matrimonio nel 1962, Segovia si era fatto costruire una splendida villa sulla costa andalusa, ad Almuñecar (Granada): fu chiamata Los Olivos. Tansman vi trascorse una vacanza estiva, ospite del suo amico. Nell’accomiatarsi, gli lasciò il manoscritto (vergato a matita) di una serie di Invenzioni a due e a tre voci scritte in omaggio a Bach. Tanto per far passare il tempo...

 

 

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