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Se la chitarra diventa saggio
di Angelo Gilardino
Tre mesi fa, da questa stessa pagina, ho parlato dell’album di Stefano Grondona contenente due cd incisi con chitarre storiche – da Torres a Bouchet – e intitolato Lo Cant dels Aucells. Lascerei il lavoro a metà (cosa che detesto) se non dicessi ora quel che va detto sull’intero progetto condotto a fine da Grondona, progetto di cui i due cd sono parte. L’altra faccia della medaglia è costituita da un libro intitolato La Chitarra di Liuteria, sottotitolato (perché il testo è bilingue) Masterpieces of Guitar Making, libro del quale Grondona è autore insieme a Luca Waldner (Editore l’Officina del Libro).
Il volume è un’opera d’arte alla quale concorrono il testo letterario, le fotografie e la grafica. È diviso in tre parti: 1) La liuteria storica, 2) Nella bottega dell’artigiano, 3) Descrizione tecnica degli strumenti. L’argomento è quello che occupa Grondona da anni, cioè la liuteria chitarristica: questo interprete di altissimo profilo musicale ha infatti sviluppato una conoscenza che gli permette di comprendere l’essenza degli strumenti intus et in cute e ha affiancato, alla sua attività di chitarrista – la cui eccellenza ho più volte sottolineato – un’ appassionata ricerca nel campo delle chitarre di liuteria. Quello che egli, insieme al suo coautore Waldner, scrive di ogni strumento – La Torres di Llobet, La Torres di Tárrega, eccetera – è un piccolo saggio in cui confluiscono un sapere liutologico, un sapere musicale, un sapere chitarristico e una vera e propria poetica, che circonda e racchiude il tutto: gli autori, cioè i liutai, e le loro opere, cioè le chitarre, vengono delineati nei vari capitoli con chiarezza concettuale, precisione storica, ricchezza di dati, e risaltano anche per effetto di un’interpretazione poetica.
Strada facendo – grazie alla capacità di Grondona di “sentire” la chitarra come espressione vivente di un piccolo mondo musicale e di unificarla a un genere di musica chitarristica – anche virtuosi e compositori di musica per chitarra sono evocati con lo stesso tratto: e non ci si sorprende, quindi, di trovare un capitolo intitolato Recuerdos de la Alhambra, in cui giustamente viene indicata l’origine bizetiana del famoso brano di Tárrega (che fu composto, per l’esattezza, nel 1899: sarò lieto di contribuire alla prossima ristampa del libro con una riproduzione del manoscritto originale, che mostra un altro titolo e una dedica un po’ più “riscaldata” di quella ufficiale ad Alfred Cottin). Naturalmente, anche le liaisons tra liutai e chitarristi sono illuminate con acume: ad esempio, il capitolo intitolato Due Ramirez per Segovia racconta non soltanto le motivazioni della scelta di quelle chitarre da parte del maestro, ma anche l’impatto cruciale che tale scelta ebbe sui giovani e le conseguenze che ne derivarono.
A rendere ancora più viva la galleria dei magnifici strumenti presi in considerazione, concorre una stupenda serie di fotografie a colori, opera di Massimo Mandelli, che ritraggono le chitarre sia in generale che nei più preziosi e caratteristici dettagli: e sacrosantamente una sequenza di splendide immagini viene dedicata a “la guitarra cumbre”, cioè alla Torres del 1858 appartenuta a Esteban Petit e riapparsa in concerto nel 2000 (nelle mani dello stesso Grondona), strumento la cui lavorazione trascende i confini della liuteria e si propone come opera d’arte, prima ancora di diventare sorgente di suoni. Altre fotografie di valore documentaristico – personaggi, gruppi, carte – contrappuntano la lettura.
Nell’insieme, questa prima – e più corposa – parte del libro ha un significato che sfugge a ogni tentativo di etichettatura semplicistica: è saggio e romanzo, studio e narrazione, storia e poesia, ma mi sembra che la si possa soprattutto definire un’opera dedicata alla chitarra da parte di un chitarrista che non si accontenta di suonarla, ma che ne fa oggetto di una conoscenza avvolgente, totale e unitaria. Per questo, ne raccomando la lettura anche dal punto di vista didattico: ogni studente ne può uscire avendo dinanzi a sé un modello di rigore intellettuale e di passione artistica.
La parte dedicata alla costruzione degli strumenti e all’analisi delle loro strutture si avvale di un apporto fotografico eccezionale, e validissimo è anche il capitolo dedicato alle corde e scritto da Mimmo Peruffo. In queste pagine si trovano disegni chiari ed eleganti e, in due pagine a fronte, un “esploso” della chitarra che basta, da solo, a farne comprendere la struttura, i componenti e le modalità di assemblaggio. Naturalmente, un insieme di tale e tanta complessità doveva essere ordinato e stringato da un progetto grafico di qualità altrettanto alta: progetto che, si apprende alle soglie del volume, è anch’esso opera di Grondona e di Waldner. Chapeau!
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