|
Le sorprese del mandolino
di Angelo Gilardino
Il dilettantismo musicale ebbe carissime in passato, specialmente nella prima metà del Novecento, le orchestre a plettro. Erano numerose – ogni città di provincia ne contava tre o quattro, in sana e allegra competizione – e si alimentavano di un repertorio creato ad hoc da autori il cui nome oggi non ci dice nulla. Raffaele Calace, Giacomo Sartori: chi erano costoro? Con le loro composizioni, si rivolgevano soprattutto a dilettanti, ma erano bravi musicisti, e non è né bello né giusto averli dimenticati. La rinascita in atto da quando i conservatori hanno istituito cattedre di mandolino ci permette di conoscere un repertorio marginale ma gradevole, caratteristico e ricco di sorprese. Per questo recupero, dobbiamo dir grazie a interpreti che non sono più i dilettanti di una volta, ma strumentisti egregi e studiosi serissimi. Primo fra tutti, in Italia, Ugo Orlandi, mandolinista che lavora infaticabilmente, sia come virtuoso sia come storico, e che ha formato con il suo insegnamento maestri eccellenti. Non è un fenomeno soltanto italiano: il culto dell’orchestra a plettro è molto sentito in Germania e in Giappone, dove conta migliaia di adepti.
Ho ascoltato alcuni cd con musiche originali per formazioni a plettro e ho imparato ad apprezzare la fragranza dell’idioma musicale e del suono di questi gruppi. È un suono atto a esprimere atmosfere delicate e sognanti, ma può anche – entro certi limiti – manifestare impeto e vigore. Vorrei segnalare alcuni dischi perché credo che molti musicisti possano sentirsi attratti dalle sonorità, a volte lucenti a volte misteriose, delle orchestre mandolinistiche.
Un intero programma è dedicato alla musica da camera per strumenti a pizzico di Giacomo Sartori (1860-1946), in un cd dell’Orchestra di mandolini e chitarre “Città di Brescia”, diretta da Claudio Mandonico, e del Quintetto “Raffaele Calace” (IMC 45121). Sartori, di Ala di Trento, era un compositore romantico che si esprimeva meglio con l’orchestra a plettro che con le formazioni da camera. La sua Flora (Fantasia per orchestra mandolinistica) può servire benissimo come modello di orchestrazione per chi intenda, oggi, comporre per questo organico: la musica in sé sembra facilona e scontata, ma il trattamento del colore, delle dinamiche e degli effetti, condotto magistralmente, ci rivela moltissime risorse. Risorse che, del resto, non erano ignote a Respighi, a Mahler e a Schönberg, che se ne servirono accortamente in alcuni momenti assai rarefatti delle loro opere. Peccato che non siano andati oltre la pennellata.
La stessa formazione presenta l’opera del maestro napoletano Raffaele Calace (1863-1934) con un programma monografico comprendente sia brani per quartetto sia per orchestra a plettro. Claudio Mandonico e Ugo Orlandi hanno realizzato la versione per mandolino e orchestra a plettro del Concerto per mandolino e pianoforte op. 144, dedicato al duce, composizione di audacia paganiniana, dove il solista ha modo di spiegare l’idioma mandolinistico più esplicito e variegato. Tutti gli strumenti hanno una loro retorica, e il mandolino ebbe in Calace il più forbito dei retori.
Un altro cd (Nuova Era 7305) – con gli stessi interpreti riuniti all’insegna del Circolo mandolinistico italiano di Brescia – offre una panoramica storica che va da Giacomo Merchi (1726-1809) fino ai contemporanei. Ci sorprende un aspetto ignoto dell’arte di Paolo Chimeri, compositore e pianista bresciano (che fu, tra l’altro, maestro di Arturo Benedetti Michelangeli), autore di due gustose miniature per mandolini e chitarre. Il cd contiene le composizioni a programma di Isidoro Capitanio e Simone Salvetti, anch’essi, come Sartori e Calace, autori di musica ingenua, e però scritta con dominio totale dell’orchestra a plettro; la sgargiante Fantasia Bulgara del direttore Claudio Mandonico e, alla fine, Immobile di Claudio Montalberti, un raffinato quadro sonoro che associa l’orchestra a plettro a flauto, arpa e percussioni. Ci risulta che anche Franco Donatoni abbia scritto un trio a plettro: lo ascolteremo presto?
Concludo sottolineando il programma offerto dall’Ensemble Mereurer, acronimo che fonde i cognomi di Luca Mereu e di Sonia Maurer, rispettivamente mandolino e mandola della formazione, la quale comprende anche Emanuele Buzi, secondo mandolino, il chitarrista Corrado Celeste e il contrabbassista Willem Peci. Nel disco (III Millennio CDS 0153) intitolato Serenata Passacaglia, accanto a colorite trascrizioni da Kachaturian e Debussy, l’Ensemble Mereurer offre brani per quintetto a plettro dello stesso Luca Mereu e una composizione originale (che dà il titolo al disco) di Ennio Morricone: qui, la severa forma di Passacaglia adombra un pastiche che mescola sentimenti diversi – ironia e nostalgia – in un piacevolissimo divertimento.
|