Suonare News 0 2002 Sei corde
 

I quattro pezzi dimenticati
di Angelo Gilardino

Mi sembra molto opportuno ricordare a tutti, e in specie ai chitarristi, la figura di Lennox Berkeley (1903-1989), compositore inglese a mio giudizio niente affatto inferiore ad altri suoi compatrioti più famosi, prima che si abbatta su di noi l’ondata delle onoranze per il centenario della sua nascita. L’occasione mi è propiziata dalla recente pubblicazione di una sua deliziosa serie di brani giovanili per chitarra, le Quatre Pièces scritte nel 1928. Tutti i chitarristi che hanno un minimo di conoscenza del loro repertorio e che, nelle loro scelte, puntano alla qualità, sapevano da decenni di poter fare affidamento sulla Sonatina che sir Lennox scrisse nel 1957 per l’allora giovane e indiavolato Julian Bream. Quel pezzo fu una vera pietra miliare, e tutti credemmo che fosse il risultato del primo, sapientissimo approccio alla chitarra da parte del compositore: quando lo lessi per la prima volta, fui preso dall’ansia di conoscere tutte le opere di un autore così ricco di stile e signorilmente padrone della forma e, nello stesso tempo, così fresco e spontaneo. Non era Stravinsky né Ravel, ma poco ci mancava. Nel 1970, ebbi l’ardire di presentarmi a lui e, senza alcun accredito da aggiungere alla mia giovanile sfrontatezza, gli chiesi di scrivere un altro pezzo per chitarra: lo fece senza esitazione, e in poche settimane venne a capo del raffinatissimo Theme and Variations, della cui dedica fui onorato (avevo 29 anni, e toccavo il cielo con un dito!). Bream, che certo non si era dimenticato della Sonatina, suonò e incise il Theme and Variations e ottenne da sir Lennox, nel 1974, quel gioiello che è il Concertino op. 88 per chitarra e orchestra. Quando vidi la partitura, con l’incipit dei due corni ai quali si aggiunge la chitarra con un arioso arpeggio, ne fui come illuminato: con opere di quel livello, il repertorio dello strumento si poneva fuori da ogni rischio di oblio. Si credeva che fosse tutto lì, il lascito chitarristico di Berkeley, c’era comunque da esserne più che soddisfatti. Poi, sedici mesi fa, gettando l’amo nel lago misterioso delle carte segoviane a Linares, tirai su il manoscritto delle Quatre Pièces pour guitare, scritte per il señor Andrés Segovia: intitolate in francese perché il compositore non era ancora sir Lennox, ma uno studente di ventiquattro anni che era andato a Parigi a sgobbare sul contrappunto sotto la guida intransigente di Nadia Boulanger. La famosa didatta comandava la vita musicale di Parigi facendo e disfacendo a suo talento, e vedeva di buon occhio (fortuna per lui) Andrés Segovia, anche se pare che questi la scimmiottasse, facendole il verso al telefono. Se ne deduce che fu la potente Nadia a presentare il suo brillante allievo inglese a Segovia, e di sicuro, sappiamo che, grazie ai verdetti imperiosi della maestra, parecchi brani cameristici di Berkeley vennero eseguiti nei concerti parigini, alla pari con i pezzi degli autori più famosi. Altro che studente! Dopo il ritrovamento e la pubblicazione delle Quatre Pièces, Julian Bream si è ricordato che, nel 1974, mentre assisteva Berkeley intento alla stesura del Concertino, il maestro gli regalò della musica stampata che a sua volta aveva avuto in regalo da Segovia nel 1928 a Parigi (giurerei che erano pezzi di Manuel Ponce): e il cerchio si chiude. Se la Sonatina e il Theme and Variations illustrano felicemente la maturità del compositore, le Quatre Pièces ne manifestano in pieno il vigore giovanile, già temperato da una precoce saggezza: non hanno proprio nulla di scolastico, spiegano la verve, l’eleganza e il lirismo pensoso di quello che sarà il Berkeley maturo, e chiamano l’esecutore a una prova molto impegnativa. Michael Berkeley, figlio di sir Lennox e anch’egli compositore, è stato sorpreso e felice per il ritrovamento e, oltre a scrivere una breve nota introduttiva per l’edizione, ha permesso di riprodurre, nella copertina, un bellissimo “ritratto di Lennox Berkeley studente di Nadia Boulanger a Parigi nel 1926”: seduto a un tavolo, dinanzi a un foglio di musica manoscritto e a una terrina contenente il pranzo, Lennox, colto di tre quarti, fissa qualcosa che evidentemente non si trova nella stanza, ma “oltre”, ed è talmente preso dalla sua visione da lasciare che la pipa, dimenticata, quasi gli penzoli dalla mano. Si tratta dell’opera di un amico che avrebbe potuto anche diventare un grande pittore, e che invece scelse poi di dedicarsi all’architettura. Si chiamava John Theodore Waterman Greenidge, era di qualche anno maggiore di Lennox e morì nel 1959. Abitavano a Parigi nello stesso appartamento, e fu John Theodore, verosimilmente, la prima persona al mondo a udire, suonate dal suo amico al pianoforte, le Quatre Pièces per chitarra, prima che, dimenticate da Segovia, precipitassero nel silenzio per tre quarti di secolo.

 

 

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