Suonare News 0 2003 Sei corde
 

Quel tocco di “alhambrismo”
di Angelo Gilardino

La Sgae, società degli autori ed editori spagnoli, sta terminando la pubblicazione di un monumentale Diccionario de la Música Española e Hispanoamericana. È un’opera di enorme importanza storica e musicologica, che colma una vistosa lacuna. Avuta notizia dell’iniziativa, alcuni anni fa, mi ero domandato come sarebbe stato affrontato il capitolo – sempre insidioso per questo genere di pubblicazioni – della musica chitarristica: infatti, né il Grove né il Deumm – pur accuratissimi – hanno saputo dare un’immagine chiara della chitarra, del suo repertorio e della sua storia, e contengono anche errori che, proprio a causa dell’autorevolezza delle fonti, si sono radicati: sarà dunque assai difficile estirparli. Ebbene, il Diccionario, nei riguardi della chitarra, ha fatto quello che ai suoi illustri predecessori non è riuscito: ha trovato il collaboratore giusto. Sia la voce guitarra che tutte le altre in cui la chitarra è implicata sono state infatti scritte da Javier Suárez-Pajares, uno dei pochi musicologi al mondo che dispongano di una profonda conoscenza dello strumento e della sua musica. Suárez-Pajares, nato a Madrid nel 1965, attualmente cattedratico di musicologia nell’Università Complutense, è il fondatore di un tipo di ricerca musicologica nel quale la chitarra e la sua musica sono considerate come linee portanti e non come articolazioni periferiche. In altre parole, studiando gli aspetti della musica per chitarra attraverso le varie epoche, è possibile, secondo Suárez-Pajares – e sono ovviamente del tutto d’accordo con le sue tesi – comprendere a fondo aspetti importanti della storia della musica strumentale. I titoli di alcune sue pubblicazioni ci aiutano a comprendere l’indirizzo dei suoi studi: ad esempio, La música para guitarra. Fernando Sor y sus contemporáneos, contenuto nella serie La música española en tiempos de Goya (1996). Fernando Sor – icona santificata da tutti i chitarristi del mondo – è un personaggio in gran parte sconosciuto. Figlio dell’illuminismo, aveva una notevole preparazione scientifica e si nutrì appassionatamente di alcuni ideali che sorsero in lui all’epoca dei suoi contatti con gli invasori francesi. Pagò caramente – con l’esilio a vita – la sua scelta, e il ricondurre la sua figura a quel clima culturale, artistico e politico formatosi in Spagna a cavallo tra Settecento e Ottocento, è un’operazione che va bene al di là della classificazione delle sue opere: ci aiuta a comprenderne l’essenza, la molteplicità stilistica, il percorso, dalle regionali Tonadillas all’assimilazione delle influenze italiane, francesi e viennesi. E, con questo metodo d’indagine, si libera Sor dall’hortus conclusus della storia della chitarra e si colloca la sua figura nel quadro generale della storia della musica europea, dove è intollerabile che manchi. È imminente la pubblicazione di un lavoro di Suárez-Pajares intitolato Los virtuosismos de la guitarra española: del alhambrismo de Tárrega al neocasticismo de Rodrigo, che farà parte di una raccolta curata da Louis Jambou e intitolata La musique entre France et Espagne (Paris, Presses Universitaires de Paris Sorbonne). In questo titolo si implica chiaramente il progetto dell’autore, di studiare il percorso storico di una musica minore, legata inizialmente al tentativo di evadere dallo spleen urbano con l’esotismo, e poi sfociata nella restaurazione onirica di un mito ispanico sospeso tra araldica, melanconia e umorismo: è proprio attraverso lo studio della musica per chitarra che questo tracciato si spiega in tutto il suo fascino decadente (la definizione di “alhambrismo” nei riguardi della tendenza esotistica degli autori tardoromantici spagnoli mi sembra gustosa, anzi geniale). Suárez-Pajares ha studiato a fondo anche la musica degli autori spagnoli della generazione del 1927. Questi compositori (Halffter, Bautista, Bacarisse, Ascot, Pittaluga, Remacha e, seppur da lontano, anche Antonio José) manifestarono il loro orientamento estetico – volto a superare le strettoie del nazionalismo – anche in una pregevole fioritura di musiche per chitarra, ed ebbero come referente non Segovia – la cui vita artistica era ormai proiettata fuori dalla Spagna – ma Regino Sainz de la Maza, che fece da catalizzatore, seppe convogliare la disposizione favorevole creatasi intorno alla chitarra e trarne un buon raccolto. La figura, per molti versi tuttora enigmatica, di Julián Arcas è il tema di una monografia che Pajares ha finito di scrivere, e che dovrebbe essere pubblicata quest’anno. Nell’opera di questo poeta romantico della chitarra hanno origine alcune convergenze tra modalità e tonalità che formano un aspetto particolarmente originale della musica ottocentesca: il libro ci spiegherà come.

 

 

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