Suonare News 0 2001 Sei corde
 

La lunga fatica di Francisco
di Angelo Gilardino

Nel 1934, la Casa Romero y Fernandez di Buenos Aires dava alle stampe il Diccionario biográfico-- bibliográfico, histórico, crítico de guitarras...guitarristas (profesores, compositores, concertistas, lahudistas, amateurs)...guitarreros compilato in chissà quanti decenni di paziente scrutinio da parte di Domingo Prat. Prat era barcellonese, emigrato in Argentina, dove aveva avviato con successo una scuola di chitarra che, diversificandosi da quella indigena (Sagreras, per intenderci), si rifaceva a Tárrega. Mimita Anido, dall’alto della sua gloria, ricorderà in Prat un maestro intransigente, che lei aveva abbandonato per studiare con un altro allievo di Tárrega, Miguel Llobet, spesso di passaggio a Buenos Aires: forse, questi non era il didatta ideale, ma aveva un carattere meno arcigno, anzi era mite e simpatico. Perché il rigoroso Domingo si immerse nell’oceano di un dizionario universale della chitarra? Sicuramente, perché aspirava al sapere, era un artista-filosofo, e aveva il senso della storia: benché tarreghiano, non si fece abbagliare dal mito del maestro – nel quale invece giaceva folgorato il buon Pujol – e seppe prendere rispettosamente le distanze dal maestro, del quale riconobbe i meriti e individuò i limiti: in questo senso, non v’è dubbio che il suo dizionario fu anche, come da sottotitolo, “critico”. Strada facendo, anche Prat rimaneva impigliato in qualche sua passioncella: giustamente entusiasta dell’opera di Sor e di altri maestri del primo Ottocento, non sopportò che Segovia si fosse espresso con degnazione nei confronti di don Fernando, e gliela fece pagare, nel dizionario, con un acribioso elenco di errori e pecche nelle quali il nuovo astro della chitarra era incorso con le sue pubblicazioni: così impari, sembra dire Prat a Segovia! Insomma, anche nel 1934, i chitarristi erano chitarristi a tutti gli effetti, rancori e pettegolezzi compresi: e così Mozzani ebbe, nel dizionario, un’accusa di plagio per le innocue Feste lariane! Questo non toglie che il volumone (oggi disponibile in una ristampa anastatica presso le Editions Orphee: ma attenti al portafoglio!) costituisca un prezioso, irrinunciabile documento per chiunque voglia studiare seriamente la storia della chitarra. E dopo? Dopo, nessuno se l’è più sentita di compilare un’opera enciclopedica di portata universale sulla chitarra. Dal 1970 in poi, sono invece spuntate le opere monografiche, molto più precise, mirate e sostanziose delle “voci” dei dizionari. Ma a qualcuno l’idea è rimasta in mente. Sembra un voto fatale: Francisco Herrera, il Prat del secolo ventunesimo, è anch’egli spagnolo (valenciano), e anch’egli è un didatta che ha fatto carriera all’estero (Ginevra). Come niente fosse, ha messo insieme le quattromila voci della sua – appena pubblicata – Enciclopedia de la guitarra spendendoci una vita. Con l’aiuto della consorte, la musicologa Mariel Weber, e dell’insostituibile Vincenzo Pocci (può mancare, dove c’è un database chitarristico da costruire e da riempire?), Herrera ha affidato la sua opera compilativa non a un volume (e di quante pagine? e a quale costo?), ma a un cd-rom. Il suo stile è molto diverso da quello di Prat: più obiettivo, più distaccato, più sereno. Egli impasta e amalgama l’immane poltiglia dei milioni di dati pervenutigli nella sua pluridecennale investigazione in una forma da un lato schematica, dall’altro narrativa, senza mai attanagliarci con la noia e senza mai surriscaldarsi, come invece faceva il suo predecessore e quasi conterraneo. Ci sono tutti, o quasi: e gli italiani, in particolare, non hanno proprio di che lamentarsi. L’offerta della copertina del cd-rom può sembrare eccessiva: 3200 biografie, 2300 fotografie, 550 liutai, storia, organologia, notazione, storia del liuto, intavolatura, tecnica e persino 80 voci riguardanti le danze. Eppure, non è una spacconata, il testo le contiene puntualmente, spiegate con generosità di spazio e senza risparmio di iconografia. Paco Herrera ha il coraggio di riproporre un dizionario enciclopedico in un’epoca dominata dalla ricerca musicologica sugli autori singoli. Non è nato ieri, sa bene quali sono i pericoli di un’operazione simile, e li evita mettendosi saggiamente in panni ausiliari rispetto a quelli del musicologo. Io credo che la sua Enciclopedia de la guitarra sia molto utile, specialmente per gli studenti, e che possa funzionare benissimo come introduzione allo studio approfondito dei vari autori. Per questo ho accettato di scrivere l’introduzione, che è poi l’unica cosa non originale dell’intera opera: infatti, il bellissimo spagnolo che scorre nelle pagine di presentazione non è mio, ma di Julio Gimeno, chitarrista e musicologo di Siviglia che, nell’occasione, ha anche dato prova delle sue capacità letterarie e mi ha fatto fare una immeritata, bella figura.

 

 

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