Suonare News 0 2001 Sei corde
 

Un regalo dalla Castiglia
di Angelo Gilardino

Fra i musicisti francesi che s’invaghirono della Spagna – i luoghi, la gente, la cultura, l’arte, chissà forse anche i vini e la cucina – Henri Collet fu forse il più fervido, al punto che, come osserva un suo biografo, Frank Langlois, «la sua passione lo portò a diventare un campione della musica spagnola, sia antica che contemporanea, a danno della propria». Nel cinquantenario della morte del compositore (Parigi 1885-1951) si manifestano i segni di un recupero dell’opera. Vedo, ad esempio, un’etichetta svizzero-tedesca, la Claves, pubblicare un cd interamente dedicato a Collet, mentre le poste francesi gli dedicano un francobollo, dopo che Parigi gli ha intestato una piazza. Collet trascorse più tempo in Spagna che in Francia. Fu lì dapprima a studiare – i suoi maestri furono Federico Olmeda e, immancabilmente, Felipe Pedrell – e poi a vivere. La figlia di Collet mi assicura che Granados amava la musica di suo padre: non è difficile crederle, certi pezzi per pianoforte potrebbero essere stati scritti dall’uno o dall’altro. A Parigi il giovane musicista fece mettere i necessari marchi di scuola francese sulla sua preparazione: prima da Déodat de Séverac e poi da Gabriel Fauré. Ma è comunque un compositore da annettere alla storia della musica spagnola: la sua musica strumentale è quasi tutta ispirata e intitolata alla Spagna: era insomma un esule non coatto e dunque felice. Quando Segovia andò a Parigi nel 1924, e vi debuttò trionfalmente, Collet era certamente tra gli spettatori. Io credo che conoscesse Segovia da prima, cioè che avesse ascoltato il futuro re della chitarra quando questi si faceva le ossa suonando nelle città spagnole. Di sicuro, prima di spiccare il volo verso Parigi, Segovia ben sapeva chi fosse Collet. In una sua lettera scritta poco dopo l’esordio parigino, Segovia gli rivela che il suo nome era tra quelli degli autori da lui prescelti ben prima di arrivare in Francia, coloro ai quali egli intendeva affidare la costruzione del nuovo repertorio della chitarra. In una lettera a Ponce scritta alcuni anni dopo, Segovia paventa invece la possibilità che un suo concerto parigino – che gli è parso assai ispirato – stia per ricevere recensioni appena tiepide dalla critica ufficiale e insinua il sospetto che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i critici arcigni sono tutti compositori i cui pezzi per chitarra, a lui dedicati, egli non ha mai suonato. Nell’elenco, figura anche Henri Collet. Che cos’era mai accaduto? La risposta, implicita ma inequivocabile, si trova nel manoscritto del pezzo per chitarra di Collet. Sopra la grafia nervosa e costipata dell’autore, è sparso uno strato di segni deposti da Segovia nel tentativo di rendere eseguibile un pezzo che non lo era: troppo denso e armonicamente intricato, e soprattutto mal disposto nei registri della chitarra. Segovia non aveva preso il pezzo alla leggera, ed evidentemente gli piaceva, se no perché tanto impegno nel cercare di addomesticarlo? Del resto, non era stato lui a contraddire Berlioz e a esortare i compositori a scrivere senza preoccuparsi troppo dell’eseguibilità dei loro pezzi, che lui avrebbe poi accomodato? È vero, ma Collet l’aveva preso troppo alla lettera e aveva esagerato: Segovia alzò bandiera bianca e il compositore se l’ebbe a male. Aveva torto marcio. Oggi scopriamo che il brano intitolato Briviesca è sì un poema para guitarra dedicato a Segovia, ma di origine – nascosta dall’autore – pianistica: lo stesso lavoro, quasi identico e con lo stesso titolo, ma per pianoforte, esisteva dal 1921. Quando Segovia chiese un pezzo a Collet, questi si limitò a forzare nel rigo chitarristico quasi tutte le note che aveva in precedenza comodamente ripartito tra i due pentagrammi del pianoforte, e accadde l’irreparabile. Io avanzo l’ipotesi che la versione pianistica sia stata scritta e retrodatata da Collet per salvare la faccia, dopo che il pezzo per chitarra era stato abbandonato da Segovia. Comunque sia andata, Collet ha fatto il furbo. Resta il fatto che il brano è molto bello e, nella sua indole romantico-impressionista, sta molto bene nel repertorio della chitarra: è come se Granados avesse scritto un pezzo per lo strumento che spesso evocava con il pianoforte. Per inciso: Briviesca è una cittadina della vecchia Castiglia, posta sul “camino de Santiago”. Questo pezzo andava assolutamente sistemato, bisognava cioè fare quel lavoro che aveva scoraggiato Segovia. Le soluzioni a questo genere di problemi sono quasi sempre intuitive e un po’ fortuite: ti scervelli e non le trovi, poi capitano da sole. Ora Briviesca, del tutto suonabile e di piacevolissimo ascolto, è un bel regalo per i chitarristi, e sarà tra i primi pezzi ad apparire nella nuova collezione intitolata The Andrés Segovia Archive. Titolo inglese, edizione italiana, uso universale.

 

 

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