Suonare News 0 1999 Sei corde
 

La superiorità di Sibelius
di Angelo Gilardino

Codamusic, la software house che produce Finale, ha reso disponibile dallo scorso luglio la versione aggiornata, Finale 98. Si tratta di un maquillage suggerito forse dall'urgenza di rispondere all'imminente fuoruscita di Sibelius dall'aiuola ristretta dei computer Acorn, usati soltanto in Gran Bretagna. Brilla comunque, in questo aggiornamento di Finale, l'aggiunta di plugins che risultano preziosi soprattutto per i compositori, ed è chiaro lo sforzo degli sviluppatori del poderoso programma americano di andare incontro agli operatori meno agguerriti. Resta il fatto che Finale, anche se reso un poco più servizievole, è sempre un congegno per musicisti che desiderano studiare a fondo le regole della notazione senza misurare tempo e fatica. Ma la vera novità riguardo a Finale viene da casa nostra. Infatti, quasi contemporaneamente alla pubblicazione di Finale 98, è uscita presso le edizioni Armelin Musica di Padova, nella collana Intelligere & Concertare (non chiedetemi il perché della “&” in luogo della normalissima “e”) una guida scritta da Giandomenico Piermarini e intitolata Finale con brio, con un lungo sottotitolo che recita: «Capire ed imparare ad usare bene il più importante programma di scrittura della musica col computer aggiornato alla versione Finale 97 per Windows e per Macintosh». Dichiarazione d'intenti puntualmente assolta nelle 375 pagine del volume, che offre una panoramica completa dello sterminato potere del programma, validissima anche per chi adoperi Finale 98. Il progetto è abilmente didattico: non si tratta di una versione italiana degli aborriti manuali che accompagnavano il programma nelle vecchie versioni, ma di un vero e proprio metodo, ben congegnato ed esposto in modo assai piacevole: l'aver addomesticato un tal bestione, rendendone lo studio persino divertente, senza mai scadere nel dilettantismo, è il merito principale del professor Marini. Come scrivevo mesi fa, il saper usare Finale non esime dallo studio delle vecchie, ma non sorpassate, regole canoniche dell'incisoria musicale: persino un autore bravissimo come Piermarini incappa, alla fine del suo libro, in una vistosa infrazione, offrendo a titolo di esempio (pagina 349) una parte per strumento solo con i pentagrammi chiusi dalla stanghetta anche a sinistra, prima di ogni chiave! Studiate quindi il suo libro, se volete imparare Finale, ma accompagnatelo con lo studio dei manuali sulla notazione “in sé” scritti dall'incisore Ted Ross e dal compositore Gardner Read, altrimenti rischiate di trovarvi nella situazione di chi abbia imparato un programma come Word senza aver assolto gli obblighi fondamentali nei riguardi della grammatica e della sintassi. Sibelius è disponibile in Italia da questo mese. Io, per adesso, mi sono dovuto accontentare di un fascicolo illustrativo accompagnato da una demo su CDrom. Ho studiato attentamente sia l'una che l'altro, e ho immediatamente ordinato il programma: professionalmente, è imprescindibile. Forse, l'unica fase in cui Sibelius non supera Finale in velocità e semplicità d'uso è quella dell'immissione delle note dalla tastiera del computer: se ho ben capito, pur non essendo identiche, la speedy entry di Finale e quella di Sibelius si equivalgono. Per tutto il resto, Sibelius è assai più sbrigativo e funzionale: l'eccellente e agilissima impaginazione sembra essere il suo vantaggio principale, ma anche in altre funzioni, Sibelius appare decisamente più avanzato: ad esempio, è possibile ascoltare la musica immessa con diversi tipi di playback, che vanno dal meccanico al molto espressivo, ed è possibile importare musica attraverso lo scanner. Curioso il fatto che Sibelius possa adoperare anche i fonts Petrucci, cioè quelli di Finale, oltre a tutti gli altri disponibili sul mercato (Sonata, Gent, Susato, eccetera). Credo che la differenza sia originata nelle concezioni architettoniche dei due programmi: Sibelius è infatti un programma scritto da musicisti per musicisti, parte dall'interno della pratica musicale e ne costituisce la risposta informatica. Resta da vedere se le raffinatezze grafiche rese disponibili da Finale – sia pure a prezzo di complessi procedimenti – sono accessibili anche a chi adoperi Sibelius, o se, a fronte della maneggevolezza di quest’ultimo, non stia una certa rigidità nei dettagli: questa è l'unica riserva che, sulla scorta della demo, non sono riuscito a sciogliere. È chiaro che sto implicando un suggerimento impopolare: quello rivolto a chi abbia già assimilato Finale, di studiarsi anche Sibelius, e poi si vedrà. Stiamo diventando matti? No, stiamo solo imparando. Guai a chi smette.

 

 

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