Suonare News 0 1999 Sei corde
 

Dentro l'intrico di una boscaglia
di Angelo Gilardino

Vincenzo Pocci è uno studioso della musica per chitarra. Abita a Roma e da anni – cioè da quando esiste il personal computer – ha creato e costruito un database con l'ambizioso proposito di catalogare tutta la musica per chitarra del Novecento. Lui dice che non ha questa pretesa, ma in realtà, di quanto è andato alle stampe in questo secolo (e anche di parecchie musiche inedite) ben poco gli può essere sfuggito. Si tratta di un work in progress che viene aggiornato continuamente, e si pubblica in volume una volta l'anno. La struttura del database – che è un congegno informatico molto più complesso di quanto si possa immaginare – permette di accedere a diverse consultazioni: un elenco alfabetico di autori e una serie di elenchi che selezionano, ad esempio, i pezzi per duo di chitarra, o strumento a fiato e chitarra, o quattro chitarre, eccetera. Al nome di ogni autore sono aggiunte le date di nascita e di morte (grazie, dottor Pocci, da parte di tutti gli autori viventi, per non aver aggiunto, alla loro data di nascita, il macabro trattino con spazio bianco al seguito) e il nome della casa editrice. Un utilissimo elenco alfabetico è dedicato appunto agli editori, con relativo indirizzo. Non mancano nemmeno composizioni inedite! Fino al 1998, il catalogo Pocci era disponibile soltanto in un poderoso volume. L'ho seguito di anno in anno, fino alla svolta del 1999: l'ultima edizione è offerta agli acquirenti anche nella versione su CD-Rom, ed è proprio questa che ho consultato qualche giorno fa, apprezzando la chiara ed elegante schedatura e l'ulteriore progresso nella completezza delle notizie. Ci sarà anche qualche autore e qualche titolo che sono sfuggiti, ma deve trattarsi proprio di bracconieri della musica per chitarra. Non ho mai chiesto a Pocci come diavolo abbia fatto a mettere insieme tutti questi dati. Immagino che sia partito da un ammasso alla rinfusa dei cataloghi di tutti gli editori – cosa che richiede più pazienza che abilità – e che, da lì, sia poi iniziato il minuto lavoro – che invece richiede anche ingegno – di ordinamento, di filtrazione e di ripulitura delle informazioni: quante migliaia di lettere e messaggi avrà scritto e ricevuto l'autore per acquisire tutte le notizie che il catalogo offre? Quante e quali controversie avrà dovuto dirimere per fissare l'identità di un oscuro compositore transoceanico, che ha affidato il suo unico pezzo per chitarra a una bottiglietta gettata nell'oceano editoriale, prima di scomparire nel nulla? È fuori di dubbio – e perciò scrivo queste righe – che uno strumento come il catalogo Pocci risulta di grandissima utilità a tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno che fare con la chitarra e con il suo repertorio. Ma permettete anche a chi ha speso una parte considerevole della sua vita a mettere sul leggio fogli di musica ignoti e a cercare di comprenderne, insieme alle note, anche il senso, e che passa per uno di coloro che, della musica per chitarra, sanno proprio tutto, di dichiararsi vinto di fronte a questo diluvio di titoli. Ebbene sì, sono molti i pezzi che purtroppo non ho ancora letto e che, fatti i conti, purtroppo non farò in tempo a leggere: una rincorsa nelle pagine del catalogo mi lascia, alla fine, con qualche centinaio di nomi che, cadendo nel vuoto, o quasi, mi tirano fuori la domanda manzoniana: “Chi era costui?”. Certo, una grossa percentuale della musica elencata sarà robaccia scritta da chitarristi per chitarristi. Ma come facciamo a saperlo con ragionevole certezza, se queste pagine non le abbiamo lette? Un'altra zavorra che si delinea in tutto il suo ingrombro è quella delle edizioni opportunistiche. Vedete la voce Barrios, ad esempio: ci sono due edizioni “integrali” – e vanno bene – e decine di edizioni di pezzi staccati, di piccole selezioni, di revisioni e di revisioni di revisioni… Diciamo la verità, la pigrizia mentale dei chitarristi è stata incoraggiata anche dalla produttività sconsiderata degli editori che hanno dato alle stampe proprio di tutto. Alla fine, però, più che il sospetto, ci si ritrova con la certezza che parecchi pezzi decenti, buoni, e magari anche ottimi, giacciono nei magazzini di qualche editore remoto. Questo ci indurrà a smetterla di trarre conclusioni sul repertorio novecentesco della chitarra e ad ammettere, onestamente, che ne conosciamo – nel migliore dei casi – soltanto una parte. Il condurci alle soglie di questa boscaglia e il farcene vedere, anche solo dall'esterno, l'intrico, è un altro dei meriti del catalogo. E adesso, dottor Pocci, metta mano all'Ottocento.

 

 

Copyright © Michelangeli Editore - Tutti i diritti riservati.