Suonare News 0 1999 Sei corde
 

Quando Napoli è una "Tarantella scura"
di Angelo Gilardino

I chitarristi credono di conoscere a fondo la musica di Mario Castelnuovo-Tedesco, uno dei numi tutelari del repertorio novecentesco del loro strumento. È sorprendente constatare come invece ignorino le composizioni che il maestro fiorentino scrisse per orchestra, per formazioni da camera e per pianoforte. Interprete dotatissimo se pur non costante nello studio – diceva di essere pigro – , Castelnuovo-Tedesco forgiò in età adolescenziale uno stile pianistico, ben manifesto nelle sue composizioni, che entrarono nel repertorio di virtuosi del calibro di Alfredo Casella e di Walter Gieseking. Fu soprattutto quest'ultimo, con la sua tavolozza timbrica varia e raffinatissima e il suo fraseggio insieme morbido e vigoroso, a rendere onore a Castelnuovo-Tedesco, suscitando le ire di Adorno - compositore frustrato che aveva in gran dispetto tutti coloro che, diversamente da lui, riuscivano a distinguere all'ascolto un semitono da una quarta, e li definiva musicisti popolari. Dopo decenni di oblio, la musica per pianoforte di Castelnuovo-Tedesco suscita di nuovo attenzione, ed è un altro grande pianista a occuparsene: Aldo Ciccolini. Le benemerenze che questo interprete ha già acquisito nei confronti della musica pianistica francese sono note. Saluto ora con piacere la pubblicazione dei primi tre CD che egli dedica all'opera pianistica di Castelnuovo-Tedesco, e li raccomando caldamente, soprattutto ai chitarristi. Data l'evidente affinità stilistica che lega le composizioni pianistiche e chitarristiche dell'autore, sono certo che l'ascolto e lo studio (musiche alla mano) dei dischi di Ciccolini può costituire, per i virtuosi delle sei corde, un'esemplare lezione di chiarezza, di eleganza, di profondità e – perché no? – di quell'aristocratico ritegno che, anche nei punti retoricamente più marcati, è una caratteristica saliente del Castelnuovo compositore, pianista e uomo di cultura. Tra le migliaia di chitarristi con cui sono – per amore o per forza – venuto in contatto, non ne ho trovato uno solo che, conoscendo e magari suonando la scapigliata e ironica Tarantella per chitarra, avesse letto anche, pur non potendola eseguire, la Tarantella scura con cui Castelnuovo iniziava la sua rapsodia napoletana per pianoforte, intitolata Piedigrotta 1924. Ma la Tarantella per chitarra, scritta dodici anni più tardi, è sorella minore di quella pianistica la quale, ancorché "scura", risulta illuminante agli effetti della comprensione dei variegati affetti che l'autore nutriva nei confronti della cultura napoletana, delle sue figure emblematiche e dei suoi miti. Tra l'altro, fu proprio con una sbalorditiva lettura a prima vista della Tarantella scura che Gieseking rivelò la sua arte pianistica a Castelnuovo-Tedesco e a un astante, esterrefatto Ernesto Consolo, stimato pianista fiorentino, che in vita sua non aveva mai visto e udito nulla di simile… I tre CD di Ciccolini finora pubblicati – ne seguirà un quarto – partono dalle opere giovanili, scritte sotto i paterni auspici di Ildebrando Pizzetti, per giungere fino al ciclo Evangelion, il testamento pianistico dell'autore, composto in California, tra una colonna sonora e una lezione di composizione a uno dei tanti analfabeti della musica che giravano a Hollywood. Li produce una casa italiana, Phoenix, che dev'essere stata folgorata da una visione. Il suo catalogo annovera infatti, oltre alle musiche di Castelnuovo, anche le composizioni di Achille Longo e Guido Alberto Fano. A questo punto, ci possiamo aspettare incisioni dedicate all'Ottocento strumentale italiano, ai maestri della generazione dell'Ottanta e ai loro epigoni, oppure a figure isolate e insigni, come quella di Giorgio Federico Ghedini. È chiaro che quando un pianista che potrebbe benissimo alimentare la sua gloria suonando le musiche più famose svolta decisamente e autorevolmente verso il repertorio sconosciuto – quello che convenzionalmente si definisce minore – succede qualcosa di molto più importante della millesima registrazione dei concerti di Beethoven. Concludo osservando che, non a caso, in due dei tre dischi di Ciccolini, la copertina riproduce dipinti ispirati al chiostro chopiniano dell'eremo di Valldemosa. L'arte di questo pianista è in effetti claustrale, ascetica, immersa nell'ombra e, della luce, ha una percezione metafisica. Ciccolini è all'estremo opposto di quella lunga storia pianistica napoletana iniziata con Thalberg e, speriamo, non ancora finita.

 

 

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