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Suonare News maggio 2020 Editoriale
 

Lo spettacolo dal vivo deve ripartire
di Filippo Michelangeli

L'emergenza sanitaria sta mettendo in ginocchio l'economia. Nella "ripartenza" nessuno parla di cultura, musica e spettacolo. E così il settore rischia di entrare in una crisi irreversibile. Per limitare i danni abbiamo lanciato una petizione al Governo


Mentre leggerete queste righe il lockdown – che dire confinamento o quarantena pare brutto – sarà stato leggermente alleggerito. Dal 4 maggio, infatti, le disposizioni restrittive imposte dal Governo sono meno dure. Appena appena, ma abbastanza da strappare qualche sospiro di sollievo.
Tuttavia per il mondo dello spettacolo dal vivo, di cui i concerti di musica classica e la lirica fanno parte, tira una brutta aria.
Colpa del virus, naturalmente, che regredisce con una lentezza esasperante. Ma ha deluso anche il presidente del Consiglio Conte che, almeno fino ad ora, non lo ha mai preso in considerazione, neppure citato nei suoi numerosi e articolati discorsi alla Nazione. Siamo diventati invisibili. Oh, non è che prima fossimo in grande spolvero: l’Italia non ha mai brillato per i suoi investimenti nell’arte, nella musica e nella cultura. Eppure siamo un settore che dà lavoro a qualche centinaia di migliaia di professionisti, musicisti compresi.
La lunga pandemia è divisa in quattro fasi: la fase 1 coincide con il manifestarsi e il diffondersi del virus, le altre tre sono il periodo di “ripartenza”.
Il Governo decide come articolare e scegliere quali attività vanno inserite nella varie fasi, d’accordo con l’Istituto?Superiore di Sanità che offre il prezioso e insostituibile parere tecnico e scientifico.
Il mondo dello spettacolo, per via della sua strutturale caratteristica che avoca intorno ai suoi eventi tante persone in uno stesso luogo, stimola gli “assembramenti”, ovvero il terreno ideale per il diffondersi del virus. Inoltre non è considerato strategico per il Paese, perché la formazione del Pil è affidata soprattutto alla manifattura (industria), ai servizi, al commercio e al turismo. Salvo miracoli, quindi, il destino dello spettacolo dal vivo è finire in fase 4: gennaio-marzo 2021.
Per scongiurare questo tremendo scenario, che sta già mettendo in ginocchio il settore e rischierebbe di innescare una crisi irreversibile, abbiamo deciso di chiedere al Governo di essere abbinati al più ricco e strategico settore turistico. Niente di nuovo: un tempo non lontano esisteva il Ministero del Turismo e Spettacolo. In seguito suddiviso in due dicasteri.
La petizione è stata promossa dalle riviste musicali italiane (Amadeus, Classic Voice, L’Opera, Musica e Suonare news), per la prima volta alleate tra loro, e ha trovato tra i primi firmatari 30 grandi artisti italiani, da Chailly a Pollini, da Accardo a Morricone.
Vi chiedo di firmarla e farla firmare a tutti i vostri amici, parenti, allievi, colleghi. Servirà per convincere il Governo a rimettere nella sua agenda lo spettacolo dal vivo abbinandolo al turismo. Intendiamoci: non siamo incoscienti e non chiediamo leggi ad hoc. Chiediamo soltanto che quando verrà deciso che potranno aprire i ristoranti all’aperto e l’accoglienza alberghiera, con le stesse precise e rigorose regole di distanziamento sociale e sicurezza sanitaria, vengano autorizzati i concerti. Non è la soluzione ideale, ma l’alternativa è molto peggio.
Si può firmare online sul sito:
https://www.change.org/Spettacolodalvivo

 

 

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