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Ricevo master con proposte di cd da allegare a Suonare news da 32 anni. Potete immaginare quanti ascolti abbia fatto: musicisti in erba, artisti già affermati, vincitori di concorsi internazionali, perfetti sconosciuti. A spanne, almeno millecinquecento dischi. Mi chiedono spesso dove trovi il tempo per ascoltarli. La risposta è semplice: sentire suonare un musicista, soprattutto se non lo conosco, è un’esperienza che trovo sempre interessante, talvolta esaltante. Non è una gara a indovinare chi suona: è il piacere di lasciarsi convincere da una personalità che prende forma nell’ascolto.
Dal mio indimenticato amico e mentore Luigi Fait, giornalista e musicista che per trent’anni ha firmato su questo mensile la rubrica «Ottava nota», oggi affidata alle mani sapienti di Luca Ciammarughi, ho imparato un metodo che mi ha sempre aiutato. Quando inserisco un nuovo master nel lettore, mi preparo come se stessi per ascoltare un grandissimo musicista. Poi, come davanti a un blocco di marmo, comincio a lavorare per sottrazione: tolgo ciò che non mi convince, quello che trovo banale o già sentito. È un modo di ascoltare che spazza via i pregiudizi e, salvo poche eccezioni, non mi ha mai fatto pentire delle mie scelte.
Chi interpreta un capolavoro della musica classica si mette a nudo molto più che in una lettera di presentazione, nella quale, comprensibilmente, chiede attenzione. Quando suoni, non puoi nasconderti: riveli il tuo suono, il fraseggio, il dominio tecnico, la cultura, la chiarezza delle voci nella polifonia, la capacità di far cantare uno strumento. Ma c’è una qualità che più di ogni altra cerco in un’interpretazione nuova per me: la capacità narrativa.
I musicisti classici, che nella maggior parte dei casi eseguono opere di repertorio, sono anche cantastorie. Danno voce a musiche scritte da altri.
Devono dunque saperci coinvolgere, sorprendere, aggiungere qualcosa di profondo e personale senza tradire la pagina. I grandi interpreti del passato non erano soltanto prodigi di tecnica, né si affidavano a un bel suono sempre uguale a sé stesso. Sapevano illuminare, con la propria sensibilità, aspetti dei capolavori che prima non avevamo colto. Ogni volta che accade, anche dopo tanti anni di ascolti, provo ancora la stessa meraviglia.
Il cd allegato questo mese a Suonare news ci porta a «Casa Schumann», nell’universo di tre compositori le cui vite e musiche si sono intrecciate: Robert Schumann, sua moglie Clara Wieck, splendida pianista e compositrice, e il più giovane amico Johannes Brahms. Di Robert ascoltiamo i Bunte Blätter op. 99, «Fogli variopinti»: quattordici pezzi pianistici nati in momenti diversi e riuniti in una raccolta pubblicata nel 1852, quattro anni prima della sua morte. Il quarto pezzo, Albumblätter I, offre il tema sul quale Clara e Brahms scrissero due distinti cicli di variazioni: l’op. 20 di Clara e la giovanile op. 9 di Brahms.
Maria Gabriella Mariani ha avuto l’intuizione, direi l’ispirazione, di accostare queste tre opere nello stesso disco. Nell’ascoltarle una dopo l’altra, il tema ci accompagna da una voce all’altra: cambia prospettiva, diventa ricordo, dialogo, confidenza. La pianista le interpreta con sensibilità e ci invita a entrare, per il tempo di un cd, in quella casa dove la musica era anche amicizia, ascolto reciproco, vita vissuta. È il genere di proposta che, quando arriva sulla mia scrivania, mi ricorda perché continuo ad aprire ogni nuovo master con curiosità. Buon ascolto.
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