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Suonare News settembre 2025 Editoriale
 

Musiciste ancora lontane dalla parità, la colpa è (anche) di noi maschi
di Filippo Michelangeli

Se nel mondo dell'opera la presenza femminile è consolidata, nelle stagioni concertistiche e soprattutto sul podio la strada è ancora lunga. E non diamo solo e sempre la responsabilità al "sistema"


Lo spunto per questo mese lo offre la brava e affascinante pianista torinese Eliana Grasso di cui alleghiamo i settembre un cd con pagine poco conosciute di tre musiciste donne, Clara Wieck Schumann (1819-1896), Pauline Viardot García (1821-1910), Fanny Mendelssohn Hensel (1805-1847) e un compositore maschio, Robert Schumann (1810-1856). Il tema delle donne in musica è relativamente recente. Non sarà sfuggito al lettore che tutte e tre le compositrice nominate sono vissute nell'Ottocento, centocinquant'anni fa. Due, Clara e Fanny, sono note soprattutto per essere state mogli e sorelle di compositori che hanno fatto la storia della musica. Pauline è pure figlia e sorella d'arte: il padre era il noto tenore Manuel García e la sorella, nientemeno che il celebre soprano Maria Malibran. Il fatto stesso di mettere queste tre musiciste in relazione a familiari illustri racconta la difficoltà per loro di avere nel mondo professionale un'identità autonoma. Difficilmente si dirà di Robert Schumann che era il marito di Clara Wieck.
Ma il passato, come si dice, non ritorna. E forse non giova neppure troppo recriminare una discriminazione che è sotto gli occhi di tutti e che le musiciste donne hanno dovuto subire. Propongo di guardare al presente e, soprattutto, al futuro. Com'è messo oggi il gentil sesso realmente nell'arte dei suoni? L'unico ambito dove le donne se la giocano a con i maschi è l'opera. Un soprano e un tenore sono presenti a pari merito nei cartelloni, stessa importanza, stessi cachet, stessa fascinazione sul pubblico. Le cose si complicano già di più guardando le stagioni concertistiche. Malgrado pianoforte, violino e violoncello, ovvero i tre strumenti più presenti nei cartelloni internazionali, allineino sempre più donne tra i propri virtuosi, è innegabile che le donne siano lontane da rappresentare metà delle opportunità di ascolto per il pubblico finale. E, spiace dirlo, il pianista più pagato al mondo, Lang Lang (stiamo parlando del più pagato, non vi adirate se non è il vostro preferito), è un maschio. Come sono quasi tutti maschi i pesi massimi della tastiera, da Sokolov a Kissin, passando per i giovani, ma già nell'olimpo, come Trifonov. Tra le leggende degli 88 tasti l'unica in grado di competere su cachet e notorietà è Martha Argerich che ha dovuto aspettare la senilità per essere considerata un mostro sacro. Va meglio tra le violiniste. La teutonica Mutter e l'olandese Jansen se la vedono ad armi pari con il russo Vengerov e il greco Kavakos. Peggio di tutte sono messe le direttrici d'orchestre: la predella del conductor è lo scalino più difficile da salire per chi indossa la gonna. È talmente rara la loro presenza che si litiga persino su come chiamarle: direttore (per seguire la scia dell'autorevolezza maschile) o direttrice, nome più corretto ma che molte rifiutano perché richiama la responsabilità di una scuola e non il maestro che concerta un'orchestra. E non c'è pezzo giornalistico che, quando parla di loro, non debba sottolineare che sono "le prime musiciste" a fare quello che stanno facendo.
Ma che cosa manca alle donne per raggiungere in musica l'agognata parità? Purtroppo siamo noi maschi, mariti, fratelli, figli ad ostacolarne la carriera e la libertà espressiva. Una donna che va in giro per il mondo suonando il pianoforte, il violino o componendo, spaventa soprattutto l'uomo che ha accanto: troppo spesso non è pronto ad accoglierne il successo, l'indipendenza e i lauti guadagni. Non diamo quindi sempre la colpa "al sistema". La responsabilità e in tutti noi. Vogliamo provare a trattare tutti, musicisti maschi e femmine, allo stesso modo?

 

 

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